Ecco l’identikit dei cecchini. “Uno andava sempre in tv”
“Pazi Snajper”, attenti ai cecchini è l’epitaffio della ex Jugoslavia, frantumata dal peso della Storia. “Ne produce più di quanto riesca a consumarne, come la Grecia”, diceva Winston Churchill, avvelenata dall’odio comunista eredità titina, dalla pulizia etnica, dalla ferocia della fatwa musulmana contro cattolici e ortodossi, dei serbi contro i croati contro i bosniaci. In mezzo Sarajevo, spaccata dalle Sniper Alley e da un assedio durato dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996. In questi 30 anni esatti la verità sugli 11.541 civili (tra cui 1.601 bambini) ammazzati per la sola colpa di voler attraversare Mea Selimovi Boulevard o Zmaja od Bosne è stata sepolta nella sentenza del Tribunale dell’Aja che ha condannato i macellai Radovan Karadzic e Ratko Mladic.
A disseppellirla c’è un inquietante suggestione: sulle colline di Grbavica, la zona serba tagliata in due dal fiume Miljacka in cui spadroneggiava il feroce Veselin Vlahovic detto Batko, con voli privati da piccoli aeroporti europei ogni venerdì sarebbero arrivati i “cecchini del weekend”, spregiudicati ricconi equipaggiati con mimetiche, stivali e armi di precisione per sparare a donne, vecchi e bambini secondo un preciso, costosissimo tariffario. Persone rassicuranti a cui inconsciamente abbiamo affidato le nostre vite che percorrono i corridoi del potere trasformati in mostri, dipinti in Sarajevo Safari del regista sloveno Miran Zupanic, su Al Jazeera.
Oggi che Serbia e Bosnia vogliono tornare sotto la stessa rassicurante bandiera Ue lo scrittore Ezio Gavazzeni si è chiesto perché, chi, come in un libro che a giorni e minaccia sfracelli: l’inchiesta avviata lo scorso anno sul un esposto curato anche dagli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini (dismessa la toga di giudice) riapre il vaso di Sarajevo, con il console bosniaco a Milano Dag Dumrukcic a promettere l’appoggio di tutto il Paese, il Comune di Sarajevo sarà parte civile proprio coi due legali.
La Procura di Milano indaga per omicidio volontario aggravato almeno nove persone tra Trieste, la Lombardia e il Triveneto, nel suo libro Luca Leone li definisce I bastardi di Sarajevo: cinque o sei sarebbero nomi di una lista del Sismi consegnata alle autorità bosniache. Un pensionato 80enne friulano amante della caccia molti anni fa si sarebbe vantato al bar di aver sparato ai civili. Difeso dall’avvocato Giovanni Menegon, davanti al procuratore Marcello Viola, al pm Alessandro Gobbis e al Ros dei carabinieri, si è detto innocente: lo hanno interrogato, senza prove è inutile, o quasi.
I civili italiani ancora punibili li avrebbe individuati nel suo esposto Gavazzeni, già ascoltato due volte e in uscita con un libro choc a metà marzo con altre pericolose rivelazioni e testimonianze choc. L’identikit ci porta al Christian Bale di American Psycho, gente che lucidamente vìola norme morali, priva per predisposizione genetica o biologica di fardelli come empatia o rimorso. “Qualcuno frequenta ancora oggi i programmi tv, un altro avrebbe oscurato i social”, ci rivela una fonte che ha spiegato agli inquirenti come funzionavano i viaggi da Trieste o da via Mecenate a Milano via Budapest verso Pale, Belgrado poi fino al cimitero ebraico, da sempre identificato come l’epicentro di questo macabro turismo. Lo dice l’ex 007 dell’intelligence bosniaca Edin Subasic, che al Giornale non fa nomi, “collaboro coi pm”.
Qualcuno potrebbe aver archiviato un macabro ricordo di quel tempo: un bossolo, una foto, un cimelio. I bambini vittime degli sniper stranieri sarebbero almeno 53, colpiti in testa o alle gambe. “Se sparo a un bambino poi sparo anche alla mamma, la morte del figlio la ammazzerebbe comunque”, recita un verbale dimenticato.
“Nella loro psicopatologia i bambini rappresentano il potenziale vitale della società. Eliminarli è come affermare un potere”, spiega al Giornale la criminologa Martina Radice. Nermin Divovic aveva sette anni, gli avevano insegnato ad abbassarsi al primo sparo ma è stato freddato mentre correva dalla mamma e dalla sorella, che per loro fortuna non se ne accorsero subito. Se c’era un nucleo familiare colpivano sempre la persona più giovane, se c’era un gruppo di ragazze la più bella. Non volevano semplicemente uccidere, volevano distruggere le famiglie. Predrag O. invece si è sparato nel Duemila a Belgrado, perseguitato da una bambina di appena nove anni a cui aveva tolto la vita nell’agosto del 1992 “soltanto perché rideva” davanti a una fontana vicino al fiume Miljacka.
L’ultima notte l’avrebbe sognata chiedergli “perché l’hai fatto?”. Chi sono questi psicopatici dalle esistenze di facciata, collezionisti di azioni malvagie la cui unica paura è perdere l’impunità e la reputazione. Tra qualche settimana ne sapremo di più.
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