ecco la prima fattoria autosufficiente stampata in 3D
Una fattoria autosufficiente stampata in 3D: si tratta di “Itaca” la prima costruzione 3D certificata in Italia, progetto dell’azienda Wasp di Massa Lombarda che ne ha da poco completato la stampa. Un’iniziativa che aveva come obiettivo di stabilire un nuovo paradigma per l’edilizia sostenibile, facilmente replicabile in tutto il mondo, grazie alla rapida trasmissione delle informazioni resa possibile dalla tecnologia di stampa 3D, con un macchinario capace di operare anche in aree remote.
Un edificio stampato in 3D in grado anche di rispettare gli stessi standard delle strutture tradizionali, inclusa la resistenza sismica, in conformità alle normative italiane ed europee.
Le peculiarità dell’edificio stampato in 3d
La costruzione di Itaca è stata realizzata utilizzando una nuova configurazione del sistema Crane Wasp, che prevede quattro bracci robotici posizionati ai vertici di una struttura esagonale. Questa configurazione consente la stampa simultanea di quattro sezioni di parete, accelerando significativamente il processo di costruzione. Lavorando contemporaneamente, i quattro bracci possono completare il guscio strutturale di una casa in appena un paio di giorni.

Ispirato alla geometria di un mandala, il layout di Itaca consiste in un quadrato inscritto in un cerchio. Il design prevede quattro pareti principali situate agli angoli del quadrato, ciascun lato caratterizzato da un’apertura centrale. La superficie complessiva è di 164,9 metri quadrati, mentre ciascuna parete, con un’altezza di 380 cm, richiede circa 24 ore per essere stampata.
Le pareti sono state stampate utilizzando una miscela a base di calce priva di cemento, scelta per le sue emissioni di carbonio inferiori rispetto al cemento tradizionale, pur rispettando gli elevati standard prestazionali richiesti per una costruzione sicura e durevole. Il mix a base di calce è stato selezionato anche per la sua elevata traspirabilità, che consente alle pareti di autoregolare in modo più efficace la temperatura ed evitare la formazione di muffa sulle superfici.
All’interno degli incavi dati dalla geometria di stampa delle pareti verranno inserite una serie di colonne di rinforzo per aumentare l’integrità strutturale, garantire la conformità alle normative antisismiche e sostenere il carico del tetto. Per migliorare la regolazione termica e l’efficienza energetica, le pareti sono state progettate con uno spessore significativo, compreso tra 60 e 70 cm, e i loro incavi di stampa saranno colmati con lolla di riso proveniente dagli scarti della filiera agroalimentare e polvere di calce naturale. Questo approccio consente di creare un isolamento incorporato alle pareti anziché applicato all’esterno, dando vita a una casa passiva.
Il sistema di incavi dei muri è stato progettato per rendere le pareti ventilate, contribuendo alla regolazione della temperatura interna, alla riduzione del fabbisogno energetico e all’abbattimento delle emissioni legate ai sistemi di riscaldamento e raffrescamento. La struttura integra inoltre sistemi di riscaldamento radiante e impianti elettrici, inseriti direttamente durante il processo di stampa, eliminando la necessità di interventi successivi alla costruzione. Questo include il riscaldamento, il cablaggio elettrico e l’isolamento. Inoltre, grazie al sistema di ventilazione integrato nella muratura, l’aria può essere distribuita in modo efficace all’interno degli ambienti, trasformando l’edificio in una casa “vivente”, capace di respirare, con la possibilità di diffondere sostanze sanificanti nell’aria e contribuendo ulteriormente al miglioramento della sua qualità.
Abbinando i materiali da costruzione selezionati a materiali coibentanti naturali provenienti da scarti di filiera, l’impatto ambientale delle pareti si riduce drasticamente, fino a raggiungere un bilancio di emissioni di CO₂ negativo. Nei territori in cui la normativa lo consente, lo stesso modulo architettonico di Itaca può inoltre essere realizzato utilizzando la terra come materiale da costruzione, contribuendo ulteriormente alla riduzione dell’impatto ambientale complessivo dell’edificio.
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