ecco i migliori giochi investigativi secondo noi
Il lavoro del detective è uno dei più affascinanti a cui si possa pensare, e non a caso è protagonista di racconti che, spaziando dalla letteratura al cinema, hanno saputo appassionare milioni di persone rapendole con grandi scoperte e risvolti inaspettati. I thriller ed il true crime vivono attualmente una seconda giovinezza che sottolinea il forte interesse del pubblico verso le storie di omicidi e delle loro indagini, ma è difficile replicare la stessa oscura malia all’interno di un videogioco a causa del complicato bilanciamento tra la libertà di azione e la necessità di guidare il giocatore quel tanto che basta ad evitare la frustrazione, mantenendo però intatta la gioia della scoperta.
Negli ultimi anni infatti numerosi titoli hanno sfruttato il lavoro del detective solo per imbastire l’ambientazione della trama, andando poi a sviluppare il gameplay in maniera differente, eppure non sono mancate piccole perle capaci di restituire davvero l’impressione di essere investigatori alle prese con un caso da risolvere, scovando indizi e traendo conclusioni basandosi soltanto sulle proprie capacità di osservazione.
The Case of the Golden Idol
Una scena del crimine bloccata nel tempo e l’immagine ricorrente di un idolo dorato sono gli ingredienti principali di un videogioco molto sofisticato ed originale, capace di stimolare l’intuito per arrivare a deduzioni che portano a svelare una misteriosa serie di omicidi durata quarant’anni: The Case of the Golden Idol è l’opera prima di Ernests ed Andrejs Klavins, due sviluppatori indipendenti lettoni mossi da una forte nostalgia per le avventure punta e clicca degli anni Ottanta e Novanta. Il gameplay di questo piccolo caso videoludico, che lo scorso hanno ha ricevuto anche un sequel intitolato The Rise of the Golden Idol, è frammentato in due sezioni che replicano i principi fondamentali del lavoro investigativo, ossia l’osservazione e la deduzione.
Il giocatore è chiamato a scandagliare tutti gli indizi presenti all’interno dell’istantanea di un omicidio avvenuto da pochi secondi collezionando parole, ad esempio il nome di un personaggio presente all’interno di una lettera rivenuta in uno zaino, per poi selezionare quelle corrette nella fase deduttiva del capitolo, ricostruendo in questo modo il fattaccio appena avvenuto e addentrandosi in un mistero che ad ogni nuova scoperta allarga i suoi confini, passando da vendette personali per arrivare ad una grande cospirazione che coinvolge una setta assetata di potere. Una pixel art semplice e convincente confeziona un giallo degno di Arthur Conan Doyle dalla struttura ludica molto accessibile, la quale rende The Case of the Golden Idol un vero e proprio must have per tutti gli appassionati di indagini, anche per quelli che non sono molto pratici di videogiochi.
Return of the Obra Dinn
Dopo aver tratteggiato i confini della distopia crudelmente plausibile ed attuale di Papers, Please, Lucas Pope si è lanciato nello sviluppo di un videogioco di avventura dall’estetica ad 1-bit, tanto cara ai primissimi titoli per Macintosh, costruendo ambientazioni in tre dimensioni nelle quali il giocatore è completamente libero di muoversi. Partendo da questo aspetto principale, il celebre game designer ha imbastito una trama intricata che coinvolge addirittura sessanta personaggi, ovvero i passeggeri della Obra Dinn, una nave mercantile ricomparsa improvvisamente al largo dell’Inghilterra dopo essere sparita per cinque anni.
Il giocatore impersona il detective incaricato di risolvere il mistero che aleggia sull’imbarcazione, ricostruendo le cause del decesso dei membri dell’equipaggio ed il fato di quelli apparentemente scomparsi, utilizzando il segnatempo Memento Mortem: questo straordinario artefatto è capace di rievocare il momento appena precedente alla morte di un soggetto permettendo al possessore di osservare le persone, gli oggetti ed i dettagli che erano presenti nelle immediate vicinanze. Tutti gli indizi vengono riportati sulle pagine di un taccuino che in questo modo permette di avere a portata di mano tutto il necessario per risolvere quello che è un grande rompicapo di natura logica, composto da eventi e motivazioni capaci di incastrarsi tra di loro con immensa naturalezza grazie ad una trama pensata fin nei minimi dettagli.
Immortality
A compimento del percorso artistico di Sam Barlow, autore ormai arcinoto di trame elevate e soluzioni ludiche fuori dagli schemi, è impossibile non citare la conclusione di un’ideale trilogia cominciata con Her Story e Telling Lies: attraverso il solo utilizzo di sequenze filmate dal vivo, Immortality immerge il giocatore nel fitto mistero di Marissa Marcel, attrice protagonista di tre film mai distribuiti, scomparsa nel nulla dopo l’ennesimo naufragio di un suo progetto cinematografico. Come vi raccontavamo nella nostra recensione di Immortality, l’originale struttura di gioco permette di agire come una sorta di montatore silenzioso, analizzando scena per scena gli spezzoni ritrovati delle tre pellicole che non hanno mai conosciuto il buio della sala, oltre a quelli di interviste e filmati amatoriali, scoprendone di nuovi facendo semplici collegamenti visivi attraverso un semplice puntatore.
Focalizzarsi su un singolo elemento, ad esempio sul viso di Marissa, o su uno specifico oggetto presente in scena, permette di recuperare un altro filmato nel quale esso è di nuovo presente, creando corrispondenze che premiano le intuizioni del giocatore con scoperte inaspettate. Il miscuglio di realtà e finzione che funge da base concettuale del titolo precipita in un thriller dai tratti orrifici capace di inquietare ed aprire a diverse speculazioni, disquisendo con coraggio di tematiche adulte raramente messe in luce nel mondo dei videogiochi.
Disco Elysium
Opera capace di trascendere qualsiasi genere ed anche il proprio medium, Disco Elysium è l’unicum non replicabile nato dalle menti di un collettivo di artisti ormai dissolto, un capolavoro assoluto che mescola i tradizionali giochi di ruolo a quelli da tavolo, costruendo al di sopra dell’omicidio che apre le danze alla trama una complessa rete di argomentazioni che scandagliano la condizione umana, la filosofia e la politica. Il nostro protagonista è un alcolizzato che, a causa dell’ennesima e spaventosa sbronza della notte precedente, si sveglia nella sua camera d’albergo senza alcuna memoria di sé e di ciò che lo circonda: egli diventa dunque il puro vettore di un giocatore che scopre questo nuovo universo per la prima volta attraverso un gran numero di eventi e dialoghi che non si svolgono soltanto con gli altri straordinari personaggi incontrati nel corso dell’avventura, ma anche con le diverse sfaccettature della propria anima.
Le riflessioni che avvengono nella mente del detective, chiamato a risolvere un caso di omicidio dai pesanti risvolti politici insieme al collega di un altro distretto, prendono la forma di vere e proprie conversazioni con quelle naturali inclinazioni presenti in ogni persona, qui presentate come se fossero degli individui capaci di ragionare in maniera autonoma. La qualità eccelsa del doppiaggio e della colonna sonora, unita ad un world-building a dir poco monumentale fondato su una scrittura d’altissima scuola, immerge all’interno di un mondo malinconico ed affascinante, specchio grottesco della nostra società fondata sugli estremismi, portato sullo schermo da un gusto artistico fuori scala che contribuisce a rendere Disco Elysium un’esperienza semplicemente indimenticabile.








