Friuli Venezia Giulia

ecco cosa dicono le statistiche

12.12.2025 – 8.30 – Tra tutti i Paesi dell’Unione Europea, l’Italia gode della più alta aspettativa di vita alla nascita: si vive in media fino alla veneranda età di 84,1 anni, a pari merito con la Svezia, mentre in Friuli Venezia Giulia l’aspettativa raggiunge 81,6 anni per gli uomini e addirittura gli 86 anni per le donne. Un dato che conferma la longevità della popolazione italiana, portando però con sé un inevitabile rovescio della medaglia: il progressivo invecchiamento demografico registrato negli ultimi anni è infatti accompagnato da una crisi del sistema sanitario nazionale, che si aggiunge alla crescente incertezza legata allo squilibrio tra anziani pensionati e popolazione attiva. A delineare questo quadro nazionale è il Report Ocse, dedicato ai Country Health Profile 2025.

Da un lato, i dati raccolti dall’Ocse testimoniano una progressiva ripresa del Servizio sanitario nazionale dopo la pandemia di Covid: dall’altro, però, il report evidenzia le innumerevoli e attuali criticità legate all’invecchiamento della popolazione, agli squilibri nella forza lavoro, alle disparità regionali e alle barriere di accesso alle cure. Una delle problematiche più sentite è quella rappresentata dalle infinite liste d’attesa, che nel 2023 hanno portato oltre il 7% della popolazione a rinunciare alle cure mediche necessarie. I tempi di attesa per i servizi urgenti (obbligatori entro tre giorni) sono relativamente brevi: ad essere limitato è l’accesso alla diagnostica e alle cure specialistiche, che corrispondono a più del 75% della domanda. Le consulenze cardiologiche differibili, ad esempio, dovrebbero essere effettuate entro 30 giorni: eppure, il 75% delle richieste sono state smaltite dopo una media di 90 giorni. A ciò si aggiunge la carenza di infermieri (6,9 ogni 1.000 abitanti), sebbene la sanità italiana possa contare su un elevato numero di medici (5,4 ogni 1.000 abitanti). Il rapporto Ocse, pubblicato a circa un mese di distanza dall’analisi “Health at a Glance”, denuncia inoltre un’insufficiente spesa sanitaria pro capite in Italia, inferiore del 19% rispetto alla media Ue: non è un caso, considerando che i costi a carico dei cittadini italiani rappresentano il 24% della spesa sanitaria, ben oltre la media Ue del 15,5%. Sono le lunghe attese, la carenza di personale e i costi sanitari elevati a mantenere la spesa sanitaria pro capite al di sotto della media europea, nonostante i recenti investimenti pubblici per la sanità e gli incentivi per digitalizzazione e telemedicina.

Dal report Ocse emerge infine che le prime cause di morte in Italia restano le malattie cardiovascolari e il cancro, che rappresentano rispettivamente il 31% e il 23% dei decessi. Significativamente, oltre il 15% della popolazione convive con una malattia cardiovascolare, e quasi la metà degli adulti affetti da ipertensione non ha una diagnosi o non segue una terapia. Inoltre, il tasso di mortalità prevenibile rimane al di sopra della media europea, con decessi prevalentemente legati al cancro ai polmoni, al Covid-19 e alla cardiopatia ischemica. Preoccupante è anche la diffusione del fumo tra i giovanissimi: se tra gli adulti la percentuale dei fumatori si attesta poco al di sotto del 20%, il 27% dei quindicenni dichiara di aver fumato nell’ultimo mese, il terzo tasso più elevato nell’Unione europea. Un segnale allarmante, considerando che l’uso di tabacco costituisce la principale causa evitabile di mortalità per cancro.

La peculiare longevità dei cittadini italiani è un traguardo rilevante, che tuttavia rischia di trasformarsi in criticità, se non accompagnata da un sistema sanitario pienamente efficiente e sostenibile. Investire nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella riduzione dei fattori di rischio – dal fumo alla sedentarietà – è quindi indispensabile per garantire non solo una vita più lunga, ma anche una vita più sana.

[b.m.]




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