“E se stessi per dire ‘sì’ alla persona sbagliata? Un matrimonio costa, ma un errore che dura tutta la vita costa di più”: sempre più film e serie tv raccontano il lato oscuro delle nozze
Cosa c’è di più terrificante che sposare la persona sbagliata? Questa domanda accomuna alcune delle uscite più interessanti al cinema e in tv. In The Drama una coppia apparentemente felice (Robert Pattinson e Zendaya) si avvicina alle nozze con un dubbio tremendo. In The Housemaid, la vita da sogno nasconde un incubo. Something Very Bad Is Going To Happen trasforma le nozze in una maledizione. Finché morte non ci separi 2 inizia con un abito da sposa inzuppato di sangue. La retorica zuccherosa del “giorno più bello” è definitivamente entrata in crisi, trasformando il “per sempre” in una minaccia (almeno sullo schermo) più che in una promessa.
Rimettere in discussione il matrimonio
The Drama (film, 2026) e Something Very Bad Is Going To Happen(Netflix) non hanno molto in comune, se non il fatto di ruotare intorno a un matrimonio e di essere i titoli più discussi del momento. Entrambi si concentrano sui giorni, anzi sulle ore, che precedono le nozze: più l’altare si avvicina, più la tensione aumenta. Finché qualcosa di brutto, per citare il titolo, inevitabilmente succede. Ma il vero punto di contatto sta nelle domande che pongono allo spettatore: conosciamo davvero chi abbiamo accanto? Un’informazione acquisita alla vigilia delle nozze può farci dubitare di un’intera storia d’amore? Un’ipotesi terribile vale di più della certezza di ciò che proviamo? Ma in amore, alla fine, chi ha mai diritto a qualche certezza?
Esistono milioni di film sui matrimoni infelici, consumati, arrivati alla fine. Adesso, però, il terrore risiede proprio nel “Sì, lo voglio”. Something Very Bad Is Going To Happen, la serie Netflix con Camila Morrone scritta da Haley Z. Boston, dà voce al pensiero intrusivo di un’intera generazione: il matrimonio è un azzardo, specialmente per le donne. Più che l’inizio, sembra l’inizio delle fine. La serie ribalta ogni stereotipo da commedia romantica attraverso la lente dell’horror e del thriller psicologico: la prova dell’abito sembra una tortura, l’addio al nubilato un rito satanico. La metafora è fin troppo chiara: se c’è una cosa più spaventosa del non trovare l’anima gemella, è obbligarsi a diventare tale. Amputando parti di sé e rischiando di diventare “una persona che non riconosci più”. E non è l’unico caso. Quasi in contemporanea, al cinema è uscito il sequel di Finché morte non ci separi, horror matrimoniale feroce e spietato, con una magnifica Samara Weaving in abito da sposa imbrattato di sangue.
“Un matrimonio costa, ma un errore che dura tutta la vita costa di più”
Something Very Bad Is Going To Happen fa dell’anima gemella, letteralmente, una questione di vita o di morte. Per promuovere la serie, Netflix e The Cut hanno invitato le coppie di promessi sposi a …rinunciare alle nozze. “Se una vocina nella tua testa ti dice di scappare, ora è la tua occasione per farlo prima che accada qualcosa di veramente brutto”. In palio c’è un premio di 10mila dollari “per compensare i costi delle tue sfortunate nozze. Un matrimonio costa, ma un errore che dura tutta la vita costa ancora di più”.
La cinica operazione di marketing intercetta un filone di pensiero molto popolare sui social. Thread e TikTok sono pieni di appelli aperti ai divorziati, da parte di persone che chiedono lumi prima di mettersi l’anello al dito: “Avevate avuto una brutta sensazione prima delle nozze? O un segnale?”. Stando a post del genere (che ottengono puntualmente centinaia di risposte) la stragrande maggioranza di chi ha terminato il proprio matrimonio ammette di aver consapevolmente chiuso gli occhi di fronte ai campanelli d’allarme. Inclusi autisti di limousine che si offrono di “portare le spose da qualsiasi altra parte” o padri che dicono alle figlie in abito da sposa “possiamo ancora annullare tutto”.
Ma annullare tutto ha un costo, non solo economico: come lo spieghi agli invitati, agli amici, alle famiglie? Ci sono vari fattori emotivi: le aspettative sociali, le pressioni familiari, la paura di un’umiliazione. Film, serie tv e social sembrano ribaltare la prospettiva: prima di pensare agli altri, ascolta il tuo istinto. le nozze costano, è vero, ma un divorzio forse costa di più. E un matrimonio infelice sicuramente costa di più, sotto ogni punto di vista.
Un altro film recente, The Housemaid – Una di famiglia, ci fa entrare nella vita di una coppia apparentemente perfetta. Quelle, cioè, di cui non bisogna fidarsi perché è facile farsi ingannare dalle apparenze. La domanda è la stessa: siamo sicuri di sapere cosa viene dopo lo scambio di promesse? Che il sogno borghese della villetta tirata a lucido non nasconda, in realtà, un incubo? Anche in questo caso, la sceneggiatura è firmata da una donna, Rebecca Sonnenshine.
Il divorzio non è più tabù. Anzi: è chic
Entrare nell’istituzione del matrimonio è ancora attraente, ma stiamo iniziando a rivalutare anche l’uscita. Cioè l’innominabile divorzio. Considerato a lungo alla stregua di un fallimento (soprattutto per le donne) e un tabù sociale, ora è diventato …chic. Una nuova generazione considera più desiderabile uscire da una relazione infelice e ricominciare daccapo, piuttosto che “resistere” e sopportare. Per cosa? Per chi? Sui social si parla molto di “divorce glow up”, cioè del beneficio fisico di liberarsi da una relazione infelice, con tanto di foto prima-e-dopo che attestano un salto di qualità. Alcune creator mostrano le feste per il divorzio, l’equivalente di quelle di nozze, ma con un abito nero. Il brand Reformation ha addirittura lanciato una collezione di abbigliamento con l’avvocata divorzista Laura Wasser: “Una collezione pensata per le donne che non si accontentano, né in tribunale né in fatto di abbigliamento – spiega il brand – e una felpa in edizione limitata con la scritta Dump Him, Lascialo”.
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