È morta Teresa de Lauretis, pioniera degli studi di genere e della ‘teoria queer’

È morta a 87 anni Teresa de Lauretis, docente, sociologa e pioniera negli studi femministi e queer. Nata a Bologna il 29 novembre del 1938, è morta a San Francisco, in California, lo scorso 2 febbraio. A riportare la notizia è l’agenzia di stampa Adnkronos, riprendendo la notizia dal New York Times, dove era stata pubblicata dal figlio Paul Loeffler.
Nata a Bologna da una famiglia originaria di Ravenna il 29 novembre 1938, dopo aver conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere presso l’Università Bocconi di Milano, Teresa de Lauretis si trasferì negli Stati Uniti, iniziando una carriera accademica che l’avrebbe portata a insegnare in prestigiose università e, a partire dal 1985, all’Università della California, dove ha ricoperto la cattedra di Storia della coscienza fino al 2008. Nel 2005 le era stata conferita la laurea honoris causa in filosofia dall’Università di Lund, in Svezia.
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I suoi interessi accademici hanno abbracciato la semiotica, la psicoanalisi, la teoria della letteratura e del cinema, il femminismo, il lesbismo e gli studi queer, disciplina che ha contribuito a fondare coniando il celebre termine “teoria queer”. Tale definizione nacque nel contesto della conferenza “Queer Theory: A Working Conference on Lesbian and Gay Sexualities”, organizzata nel 1990 presso l’Università della California, sede di Santa Cruz, e divenne l’oggetto di un numero speciale della rivista “Differences” pubblicato l’anno successivo. La sua invenzione ha segnato l’inizio di una nuova visione delle identità sessuali e di genere, opponendosi alla riduzione della diversità a categorie predefinite e promuovendo un approccio critico e interdisciplinare.
Tra le sue opere più influenti si ricordano “La sintassi del desiderio: struttura e forme del romanzo sveviano” (opera tra l’altro pubblicata dall’editore Longo di Ravenna nel 1976), in cui analizzava la complessità dei testi di Italo Svevo, “Alice Doesn’t: Feminism, Semiotics, Cinema” (Indiana University Press, 1984), “Technologies of Gender: Essays on Theory, Film, and Fiction” (Indiana University Press, 1987), “The Practice of Love: Lesbian Sexuality and Perverse Desire” (Indiana University Press, 1994), “Sui generis: scritti di teoria femminista” (Feltrinelli, 1996), “Soggetti eccentrici” (Feltrinelli, 1999) e “Freud’s Drive: Psychoanalysis, Literature and Film” (Palgrave/Macmillan, 2010). I suoi scritti, caratterizzati da una combinazione unica di rigore teorico e sensibilità politica, hanno contribuito a ridefinire il rapporto tra teoria e pratica, tra cultura accademica e vita quotidiana.
Pur evitando spesso di discutere pubblicamente la propria vita privata, Teresa de Lauretis ha affrontato temi profondamente personali nei suoi lavori, interrogandosi sulle categorie di desiderio, sessualità e identità. Nata in una famiglia di Ravenna, perse il padre, Gustavo, medico impegnato nell’assistenza ai partigiani, ucciso dai fascisti durante la Seconda guerra mondiale, mentre la madre Maria, insegnante, le trasmise il valore dell’educazione e della curiosità intellettuale.
Negli Stati Uniti, de Lauretis visse esperienze che avrebbero segnato la sua vita: il primo matrimonio con Donald Mead, con cui si trasferì a Denver, la gestione di una libreria e caffè, il secondo matrimonio con l’avvocato David Loeffler e la successiva separazione. Negli anni successivi si dichiarò lesbica, integrando la propria esperienza personale con la ricerca accademica e contribuendo a una maggiore comprensione delle identità sessuali marginalizzate.
Il suo ruolo nella nascita della teoria queer è stato fondamentale. L’obiettivo iniziale era creare un campo di studio che riconsiderasse il concetto di sessualità in modi innovativi, superando la frammentazione degli studi gay e lesbici e costruendo una prospettiva condivisa e critica. Nonostante il successo e la diffusione del termine, de Lauretis criticò spesso la deriva commerciale e superficiale della teoria queer, sottolineando la necessità di mantenere un’analisi rigorosa e profonda dei desideri e delle differenze.
Oltre alla teoria queer, la studiosa si è interessata alla fantascienza, alla critica letteraria e cinematografica e alla psicoanalisi freudiana, esplorando temi come il desiderio perverso e la sessualità polimorfa, e dimostrando un’originale capacità di collegare la riflessione teorica alla complessità della vita reale.
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