è l’ucraino che aveva chiesto ospitalità e diceva di avere le visioni dei morti. Per i carabinieri una caduta fortuita o volontaria

FANO Dopo lo choc per la profanazione della chiesa di Monte Giove, con il pavimento sporcato di sangue, l’orrore nella comunità dei monaci camaldolesi ha preso forma ieri con il rinvenimento di un cadavere in fondo al pozzo del monastero. È il corpo dell’ucraino, Vasyl Khomiak, che venerdì scorso si era presentato all’eremo per avere ospitalità, dicendo che cercava un po’ di pace perché vedeva i cadaveri intorno a sé, ma non era stato accolto per il suo stato allucinato.
Scomparso da sabato
Era ricercato dai carabinieri perché sospettato di aver compiuto, il giorno seguente, l’atto di vandalismo che aveva devastato l’altare maggiore della chiesa, con la rimozione della grata sotto la mensa, la forzatura di un pesante sarcofago di marmo e lo scempio delle reliquie ossee di San Valerio gettate sul pavimento dopo l’apertura dell’urna di legno che le conteneva.
Alle 21,30 di mercoledì al monastero erano state attivate le ricerche del giovane uomo da parte di carabinieri e vigili del fuoco, perché la madre poco prima aveva denunciato la scomparsa di Vasyl Khomiak: 34 anni, di nazionalità ucraina, residente a Pesaro, affetto da disturbi psichiatrici e in cura presso il Centro di salute mentale. La descrizione corrispondeva: la donna ha dichiarato che il figlio aveva visioni di morti, confermando che venerdì era andato al monastero e il giorno dopo ci era tornato.
Perciò da Monte Giove sono partite le ricerche, coordinate dalla Prefettura, a cui ieri hanno dato manforte cani, droni e sommozzatori per scandagliare i pozzi e i laghetti della zona. Il cadavere è stato trovato in tarda mattinata. L’ucraino non si era allontanato molto dalla chiesa perché il pozzo si trova nei pressi, vicino a un boschetto: da 5 giorni il corpo era lì, sul fondo privo di acqua.
Le ipotesi più verosimili
Secondo le ipotesi ritenute più verosimili dagli inquirenti (indagano i carabinieri della compagnia di Fano comandati dal capitano Giuseppe Esposito) dentro il pozzo il trentaquattrenne è caduto accidentalmente o si è buttato volontariamente sotto l’effetto delle sue allucinazioni.
La profondità è di 30 metri. Il corpo presenta ferite nella parte sinistra della testa e il piede sinistro è tranciato, come ha testimoniato la medica del 118, Luciana Tonelli, che nel pomeriggio di ieri ne ha constatato il decesso.
Per gli investigatori le lesioni sono compatibili con la caduta (il piede sarebbe rimasto nella scarpa, attaccato al corpo tramite il calzino). Per le circostanze spazio temporali, è pressoché certo che il 34enne sia l’autore dell’atto vandalico, la conferma potrà arrivare dalle indagini: nella chiesa erano rimasti uno zainetto con effetti personali, un’icona ortodossa e un messale in ucraino. C’era anche tanto sangue, umano secondo i primi accertamenti tecnici. L’esame del Dna potrà rivelare se apparteneva all’ucraino.
Su questo liquido ematico si concentra il mistero più grande dell’orrore di Monte Giove. Perché è stato trovato in grande quantità, sotto forma di strane macchie vicino all’ingresso, a una ventina di metri dall’altare profanato.
Gli scenari
L’autore del vandalismo per forzare grata e casse delle reliquie potrebbe essersi tagliato un’arteria. Potrebbe anche averlo fatto volontariamente. Forse si è tamponato la ferita fino ad arrivare all’ingresso, dove si sarebbe soffermato per cercare di fermare la perdita di sangue, prima di scappare verso il pozzo forse spaventato da alcuni rumori o dai suoi mostri.
Allo stato attuale dei rilievi, gli investigatori tendono a non accreditare scenari ancora più inquietanti, che coinvolgano altre persone o riti satanici. Il cadavere dell’ucraino è stato riconosciuto nel tardo pomeriggio di ieri all’obitorio di Fano da un amico. Riscontri importanti sulla causa della morte e su un eventuale dissanguamento si attendono dall’autopsia che il pm Carlo Alberto Lafiandra disporrà nei prossimi giorni.




