Lazio

è dolo eventuale. Gli occupanti della Yaris rischiano 21 anni di carcere

Non un episodio sfortunato, non una conseguenza inevitabile di un inseguimento. Per la Procura di Roma quanto accaduto la scorsa domenica in via Collatina non è semplicemente omicidio stradale, ma omicidio con dolo eventuale.

È questa, secondo il pubblico ministero Giulia Guccione, la chiave di lettura più aderente alla dinamica dell’inseguimento che si è concluso con la morte di Patrizia Capraro, Giovanni Battista Ardovini e il figlio Alessio: una decisione — quella di non fermarsi — che ha implicato l’accettazione del rischio di uccidere pur di sottrarsi alla cattura.

Accusa più pesante: la differenza non è un cavillo

La decisione della Procura non è un semplice tecnicismo giuridico, ma un salto di qualità nell’inquadramento dell’accaduto.

Mentre l’omicidio stradale “classico” comporta pene relativamente contenute (con un minimo di circa due anni), l’ipotesi di omicidio con dolo eventuale prevede una pena minima di 21 anni di carcere, perché presuppone che l’autore abbia consapevolmente accettato la possibilità che la sua condotta potesse causare la morte di altri.

Secondo gli inquirenti, la Toyota Yaris che rifiutò l’alt della Polizia di Stato e iniziò la fuga aveva dinamiche tali da lasciare poco spazio all’imprevedibilità: velocità elevata, manovre azzardate e la violazione sistematica delle regole di circolazione avrebbero trasformato una reazione di panico in una scelta criminale.

I tre indagati e le accuse a loro carico

La svolta nell’imputazione cambia radicalmente lo scenario per i tre uomini fermati dopo lo schianto, tutti di origine sudamericana:

Ramiro Julian Romero, 24 anni, argentino, era al volante. Con precedenti per furto in abitazione e maltrattamenti, è considerato il principale responsabile della fuga.

Marcelo Ignacio Vasquez Ancacura, 28 anni, cileno, e Alver Suniga, 32 anni, cubano, si trovavano rispettivamente sul sedile anteriore e posteriore dell’auto.

Entrambi, pur incensurati, sono accusati di complicità in una condotta che si è trasformata in tragedia.

Oltre all’omicidio con dolo eventuale, i pm contestano una serie di reati collaterali, tra cui resistenza a pubblico ufficiale, possesso di strumenti atti allo scasso e la violazione dell’obbligo di fermarsi all’alt, recentemente inasprita dal nuovo articolo del Codice della strada.

Sei chilometri di terrore documentati

La dinamica dell’inseguimento è stata ricostruita nei minimi dettagli grazie ai filmati registrati dalla dashcam installata sulla volante della Polizia che aveva intimato l’alt alla Yaris.

Le immagini mostrano la Yaris partire alla fuga, sfrecciando per le strade della periferia est di Roma e aggirando a zig-zag i veicoli in transito, fino alla drammatica invazione della corsia opposta in via Collatina e al violento impatto frontale che non ha lasciato scampo alla famiglia Ardovini.

Mentre gli inquirenti attendono i risultati dei test tossicologici sul conducente e il medico legale si prepara per le autopsie, il quadro delle responsabilità sembra delinearsi in modo sempre più netto.

Il silenzio e il dolore di Casetta Mistica

Nel quartiere di Casetta Mistica, dove la famiglia era benvoluta, il lutto è palpabile. Alessio, 41 anni, lavorava al McDonald’s di Roma Est ed è ricordato da colleghi come un giovane gentile e instancabile: «Era il nostro raggio di sole», raccontano commossi.

L’unico sopravvissuto del nucleo familiare, Danilo Ardovini, maestro di arti marziali, ha chiesto rispetto e silenzio in questo momento di immenso dolore, affidando il suo messaggio alla stampa attraverso l’agenzia Adnkronos.

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