Scienza e tecnologia

È davvero colpa di Marathon se Bluepoint Games ha chiuso? Facciamo chiarezza

In queste ore sta accadendo qualcosa di piuttosto bizzarro: in massa, gli utenti infelici della recente chiusura di Bluepoint Games stanno attaccando Bungie ed il suo Marathon come se fossero loro la principale causa di quanto accaduto. Ecco perché puntare il dito contro l’extraction shooter ha ben poco senso.

Che la deriva live service di Sony abbia creato danni enormi è cosa nota, ma attribuire la colpa ad un singolo progetto (probabilmente quello che funziona meglio tra tutti quelli che sono stati cancellati o che hanno miseramente fallito, come Concord) è semplicemente sbagliato.

Non solo Bungie è specializzata in live service e ha perfettamente senso che continui a realizzarne, ma quanto accaduto a Bluepoint Games è dovuto ad una serie di problematiche legate sia alla gestione da parte di Sony che agli scarsi risultati ottenuti dalla talentuosa software house, che al netto della qualità dei suoi ultimi progetti non è riuscita a raggiungere traguardi di vendita particolarmente importanti. Basti pensare che, complessivamente, tutti i giochi creati dall’azienda – incluso Demon’s Souls Remake – hanno venduto circa sette milioni di copie, quando oggi un numero simile non sarebbe sufficiente nemmeno per decretare il successo un singolo tripla A.

A giocare un ruolo importante sulla chiusura potrebbe anche essere stata la lunga inattività del team, sebbene ciò non sia necessariamente qualcosa di voluto da parte dei ragazzi di Bluepoint Games. Secondo le indiscrezioni, pare infatti che gli sviluppatori fossero al lavoro su un live service di God of War che è stato poi scartato. In aggiunta, ci sono rumor circa quattro progetti che il team avrebbe proposto a Sony: tra questi c’erano anche due remake di giochi che non sono attualmente noti, ma il colosso giapponese li avrebbe scartati tutti.

In sostanza, dal momento dell’acquisizione nel settembre del 2021 ad oggi (quindi parliamo di quattro anni e mezzo), Bluepoint Games non ha mai pubblicato nulla e non c’erano progetti in sviluppo. Appare quindi chiaro che, a prescindere da chi abbia commesso degli errori, il team entrato a far parte dei PlayStation Studios era un fardello non di poco conto, visto che i circa 60 dipendenti rappresentavano un costo per Sony e non c’era in vista alcun tipo di ritorno.

Insomma, la situazione è ben più complessa di quanto possa sembrare e la colpa di quanto accaduto non dovrebbe ricadere semplicemente su Marathon, Horizon Hunters Gathering o qualsiasi altro progetto controverso di Sony.


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