Piemonte

Duomo di Torino gremito e un messaggio di Papa Leone XIV per l’ultimo saluto all’arcivescovo emerito Nosiglia

TORINO – Nella notte del 27 agosto, all’Hospice Cottolengo di Chieri, si è spento a 80 anni l’arcivescovo emerito di Torino Cesare Nosiglia, nei giorni scorsi era stato ricoverato per una polmonite.

L’arcivescovo Cesare non tollerava i vuoti. La sua agenda non poteva prevedere delle pagine bianche. Riempiva i giorni, riempiva le ore, riempiva i minuti. Era sempre in movimento, sentiva l’urgenza dell’azione pastorale, sentiva l’impellenza del servizio del prete e del pastore. Ma dietro questa urgenza, dietro questa impellenza c’era l’attesa dell’ulteriorità e dell’altrove del Volto lucente di Cristo.

Anche se forse non sempre appariva in modo netto, immediato, perché – lo sappiamo tutti, chi lo ha conosciuto lo sa – il suo carattere era schivo, riservato. Ma questo c’era, questo c’era!.

Sono le parole con cui il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e Vescovo di Susa, ha tratteggiato nell’omelia per le esequie di mons. Cesare Nosiglia Arcivescovo emerito di Torino, la figura del pastore.

La celebrazione dei funerali in una cattedrale di Torino gremita ha visto la partecipazione dei Vescovi – molti anche gli emeriti – del Piemonte.

All’inizio della celebrazione il cardinale Repole ha ricordato i tanti messaggi di affetto e cordoglio giunti tra cui quello di Papa Leone XIV che lo ha definito “pastore mite e saggio, sempre fedele al popolo e sollecito verso le persone più fragili”.

Cordoglio anche delle altre confessioni cristiane, della comunità islamica ed ebraica torinesi.

Sempre il cardinale ha sottolineato la grande vicinanza del Vescovo Cesare agli ultimi:

Ha avuto cura che tutti potessero essere sfamati, che ciascuno – a cominciare dai più fragili, da chi perdeva il lavoro, da chi era in ospedale, da chi era povero, da chi era migrante, a cominciare da loro – che ciascuno potesse sperimentare in modo concreto, materiale, tangibile, la vicinanza di Dio. Perché sapeva molto bene che soltanto se si riceve il pane materiale, allora il pane dell’Evangelo non può essere frainteso, diventa autentico e vero.

Lo sapeva sin dall’inizio e lo manifestava nell’incontro con i tanti poveri che ha voluto incontrare sempre, fino alla fine. Mi colpiva la spontaneità che monsignor Nosiglia aveva quando incontrava delle persone fragili. Una spontaneità, francamente, che forse non gli era così immediata in altre circostanze. Mi sono chiesto tante volte perché era così. Forse perché i più fragili, i più poveri sono senza difese. E quando tu li incontri sul serio, scopri che anche tu sei fragile e senza difese, non devi mascherarti, puoi essere quello che sei.

Lunghi applausi all’uscita del feretro dalla cattedrale.

Nell’omelia il cardinale Repole ha ripreso tra gli altri il testo che monsignor Nosiglia pronunciò in occasione del 25° di ordinazione episcopale 9 anni fa, “parole tra le più toccanti, forse, del suo ministero, di quelle vere, che rimangono scolpite e che dicono tanto del suo impegno indefesso, del suo servizio diuturno”.

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