Ambiente

Due gusti sono meglio di uno… anche nella guida delle aziende

Davvero il capo deve essere uno solo? Churchill diceva “un cattivo generale è meglio di due buoni” e così ha funzionato l’esercito alleato durante la Seconda guerra mondiale, a differenza di quello tedesco che era basato su un sistema duale. La discussione tra gli accademici di management sull’unico CEO è in corso da tempo, ma, come spesso accade, una corrente di pensiero leggermente maggioritaria nella teoria manageriale delle grandi scuole americane attraversa l’atlantico si semplifica e viene provincializzata: l’AD/CEO unico in Europa è la “best practice” come dicono quelli che hanno studiato e anche solo proporre qualcosa di diverso è ritenuto ingenuo od eretico, familyandtrends lo ha provato sulla propria pelle.

In Italia, dove poi gli unici casi di guida collegiale si trovano nelle imprese familiari con fratelli o cugini, la soluzione è timbrata come inefficiente, non chiara, vecchia, necessaria per gli equilibri nepotistici etc.

Invece, come spesso accade, parlando con gli accademici americani che sulla teoria stanno studiando, si viene a scoprire che gli imprenditori italiani sono all’avanguardia. A fine 2025, Michael Watkins, l’autore di “The first 90 days” il libro che tutti i CEO appena nominati leggono, ha affermato: le 87 società quotate e guidate da co-CEO tra il 1996 e il 2020 hanno generato rendimenti medi annui del 9,5% durante il mandato collegiale, superando la media del 6,9% dei rispettivi indici di riferimento e la durata media del mandato dei co-CEO è stata di circa cinque anni, in linea con quella dei CEO “singoli”. Per avere qualche esempio hanno una guida collegiale Oracle, Netflix, Richemont, KKR, Goldman Sachs (storicamente), Atlassian, Whole Foods (prima di essere acquisita e integrata in Amazon). C’è inoltre da considerare che non si tratta proprio di un’idea nuova, già nel 1999 Warren Bennis, il creatore dei concetti di leadership manageriale oggi maggiormente utilizzati, ha pubblicato Co-Leaders: the Power of Great Partnership.

Tre sono le caratteristiche di una buona guida collegiale.

La prima: avere a disposizione competenze complementari che permettono di avere più capacità di ambito di azione nell’organizzazione. In Goldman Sachs, ad esempio, Thain supervisionava le attività di trading e asset management, mentre Winkelried guidava il settore dell’investment e merchant banking.


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