Droni in autostrada sulla A15: arrivano i “nidi” per la sicurezza
Sull’autostrada A15 Parma-La Spezia arriva una novità che porta la gestione del traffico qualche gradino più in alto: SALT (la società del Gruppo ASTM che gestisce la tratta autostradale A15)ha avviato una sperimentazione che introduce i droni nel monitoraggio della viabilità, affiancando il lavoro tradizionale degli operatori.
L’idea è semplice ma efficace (in teoria): usare questi velivoli come strumento di osservazione aumentata, così da vedere meglio e prima cosa succede in carreggiata e intervenire con più precisione quando si verificano incidenti, veicoli in avaria o altre anomalie lungo la tratta.
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Come funzionerà il monitoraggio con i droni
Il progetto di SALT punta a trasformare la A15 in un’infrastruttura più tecnologica, senza cambiare però le regole di base della sicurezza stradale. I droni entrano in gioco come supporto al Centro Operativo di Controllo (COC) e agli Ausiliari della Viabilità, offrendo immagini e dati in tempo reale sulle situazioni critiche.
Grazie a questa “vista dall’alto”, il COC può analizzare più rapidamente gli scenari: un incidente, un mezzo fermo in corsia di emergenza, un ostacolo improvviso o qualsiasi evento anomalo. L’obiettivo dichiarato è ridurre i tempi di accertamento, migliorare il coordinamento dei soccorsi e contenere l’impatto degli imprevisti sulla fluidità del traffico.
L’investimento complessivo si aggira intorno ai 600 mila euro e si concentra sulla creazione di un sistema integrato: i droni non lavorano in modo isolato, ma dialogano con il COC, che rimane il centro decisionale per la gestione delle emergenze e delle attività sulla rete autostradale.
Le tre fasi del progetto sulla A15
Il programma di implementazione segue un percorso a step, sviluppato insieme a Sinelec, il braccio tecnologico del Gruppo ASTM. La scelta di procedere per gradi rispetta le indicazioni delle autorità competenti, con l’obiettivo di garantire la sicurezza operativa e validare davvero sul campo la tecnologia utilizzata.
Nella Fase 1, attualmente in corso, i droni operano a vista (VLOS – Visual Line of Sight).
In pratica, il pilota mantiene il contatto visivo diretto con il velivolo, mentre il sistema affronta i primi test reali: calibrazione dei sensori, mappatura degli ostacoli presenti lungo la tratta e verifica delle prestazioni nelle normali condizioni di esercizio.
La Fase 2 prevede attività con pilota remoto e osservatori. In questo scenario, il controllo del drone si allontana progressivamente dalla logica puramente “a vista” e si affida a una gestione più strutturata, mantenendo comunque un presidio umano per monitorare le operazioni e intervenire se necessario.
Con la Fase 3 si entra nel livello più impegnativo: missioni programmate e test di continuità operativa 24/7. Qui il sistema deve dimostrare di integrarsi completamente con il COC, sostenere turni continuativi e garantire un monitoraggio costante della viabilità, senza interruzioni non previste.
Quanti droni ci sono e dove operano
La sperimentazione sulla A15 si basa su un sistema composto da tre droni, distribuiti su due siti strategici lungo il tracciato. Queste postazioni, chiamate “nidi”, ospitano fisicamente i velivoli, che da lì decollano, rientrano e si ricaricano tra una missione e l’altra.
I droni sono dedicati in modo esclusivo al monitoraggio costante della viabilità: non hanno compiti accessori, ma si concentrano sul controllo delle condizioni della carreggiata, sull’individuazione delle criticità e sul supporto visivo alle squadre operative che intervengono sul campo.
La presenza di più “nidi” permette di coprire meglio la tratta e di ridurre i tempi di risposta nelle zone più distanti. In questo modo il sistema può distribuire i voli in base alle esigenze del momento, seguendo le indicazioni del Centro Operativo di Controllo.
Il ruolo del personale e la formazione
Al centro del progetto, SALT mette il capitale umano. L’iniziativa non si limita a introdurre nuovi strumenti, ma prevede un percorso di formazione del personale lungo circa dieci mesi, necessario per gestire in modo competente tutte le fasi operative.
Questa formazione riguarda sia chi si occupa della conduzione dei droni, sia chi lavora all’interno del COC e deve interpretare correttamente le informazioni raccolte, integrandole con i dati già disponibili sui flussi di traffico e sugli eventi in corso.
L’obiettivo dichiarato è mettere la tecnologia al servizio della sicurezza stradale, dell’efficienza operativa e della qualità del viaggio lungo la A15 Parma-La Spezia, senza sostituire il ruolo decisionale delle persone ma rafforzandone gli strumenti.
In definitiva, i droni sulla A15 rappresentano un banco di prova: se il sistema regge alla realtà quotidiana dell’autostrada, la “vista dall’alto” rischia di diventare un elemento sempre meno eccezionale e sempre più parte integrante della normale gestione del traffico in tutta la rete autostradale. E magari non solo.
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