dopo otto ore di attesa crolla e si sdraia per terra

SENIGALLIA In attesa di una barella che non si trovava, perché erano tutte occupate, un paziente oncologico si è sdraiato sul pavimento del Pronto soccorso, e la sua foto ha fatto il giro d’Italia. Troppo doloroso per lui attendere seduto. È successo lunedì e la vicenda, portata alla luce ieri dal Movimento 5 Stelle, ha sorpreso anche la stessa azienda sanitaria che ha disposto un’indagine interna.
La domenica di Franco
Il paziente si chiama Franco e ha 60 anni. Era stato operato per un tumore al colon che, purtroppo, si è ripresentato. Domenica pomeriggio ha iniziato a sentirsi nuovamente male e lunedì mattina la moglie l’ha accompagnato al Pronto soccorso dell’ospedale di Senigallia. Alle 8,20 gli era stato assegnato un codice arancione: per ben tre ore ha atteso seduto su una sedia.
Il tumore è nella parte finale del colon, ed è per questo che aveva fortissimi dolori nello stare seduto. Alle 11.30 i medici lo hanno visitato per poi applicargli il catetere, di cui Franco ha assolutamente bisogno (e gli infermieri gli tolgono 1,8 litri di urine).
L’infermiera e la barella
Passate cinque ore la moglie chiede una lettiga ma non c’è. Alle 13,45 a Franco viene fatta una ecografia con relativa visita ma continua a non trovare un letto sui cui riposare. Il dolore aumenta, sempre più forte, così gli viene somministrata una flebo di morfina. Comincia a crollare. La moglie prende una coperta, la getta in terra e ci fa sdraiare il marito sopra. Finalmente alle 16, dopo circa 8 ore, un’infermiera porta una barella per Franco.
Le dimissioni arrivano alle 19, quasi 11 ore dopo essere entrato in ospedale. «Non riusciva più a stare seduto – racconta la moglie – i dolori erano troppo forti. Ho provato usando il mio cappotto come cuscino ma il sollievo è durato poco, doveva sdraiarsi ma mi hanno risposto che non c’erano lettighe disponibili. Così ho messo una coperta a terra e l’ho fatto sdraiare. Poi ho pensato di fargli una foto che ho mandato a Paolo Battisti, perché la gente sapesse. Non è colpa del personale, sia chiaro, tutti gentilissimi. Ma così non può andare bene, è una vergogna».
Il freddo e l’altro freddo
Franco è molto debilitato ma qualcosa ci racconta anche lui: «Il personale fa quello che può, se non hanno i dispositivi medici non si va molto distante. Le barelle non ci sono, le carrozzine sono poche e uno si arrangia con quello che può. Del resto, si punta a rinforzare il privato e questi sono i risultati. A casa passo dal letto al divano, sto quasi sempre sdraiato perché seduto ho forti dolori. Ne avevo anche lunedì e tremavo da freddo, anche se non era freddo. Non potevo più stare seduto e mi sono dovuto arrangiare. Non sono arrabbiato con il personale, li capisco».
L’affondo del M5S
Paolo Battisti, rappresentante del M5S di Senigallia, l’ha definita «un’odissea che neanche nell’ospedale di un Paese in guerra un assistito dovrebbe subire. Un’umiliazione immaginabile, era così esausto che anche il pavimento era meglio della sofferenza acuta. E la vergogna la devono provare altri, non lui. La responsabilità è di uno Stato che non tutela chi opera nel settore sanitario e continua a ridurre gli investimenti nella sanità pubblica, oltre a colpe della politica regionale e dei dirigenti sanitari».
L’Ast di Ancona, informata dell’accaduto, ha subito replicato, promettendo di indagare sull’accaduto: «La direzione strategica aziendale comunica che ha immediatamente disposto verifiche interne al Pronto soccorso di Senigallia al fine di approfondire quanto realmente accaduto. Sarà cura di questa direzione analizzare tutte le circostanze che hanno indotto il paziente a dover optare per questa soluzione, cosa che appare di straordinaria gravità dal momento che analoga situazione non si è mai verificata presso l’ospedale Principe di Piemonte».




