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Donald alla Corte Suprema. Sfida sullo Ius soli negli Usa

Nuovo capitolo nella battaglia di Donald Trump contro lo ius soli. Nel primo mese del suo ritorno alla Casa Bianca, il presidente ha annullato il diritto di cittadinanza per chi nasce negli Stati Uniti da genitori illegali, una misura immediatamente finita al centro di dure battaglie legali essendo il principio protetto dal 14º emendamento della Costituzione. Ieri, il tycoon si è recato alla Corte Suprema per assistere al dibattito in merito ascoltando le argomentazioni per circa 90 minuti, diventando il primo presidente in carica a farlo.

Trump ha visitato il massimo organo giudiziario Usa per la prima volta nel giugno 2017 con la first lady Melania in occasione di una cerimonia per il suo primo giudice nominato, Neil Gorsuch. Mentre in questa occasione con lui c’era la ministra della Giustizia Pam Bondi, con cui è rimasto seduto nella sezione riservata al pubblico, in un’area destinata a ospiti illustri, come i membri del Congresso o del governo. «Siamo l’unico paese al mondo così stupido da consentire la cittadinanza per diritto di nascita», ha scritto Trump su Truth dopo aver lasciato la corte: il presidente ha ascoltato solo le argomentazione dell’avvocato del governo John Sauer, che si è trovato di fronte ad un generale scetticismo dei giudici, anche di quelli conservatori. Samuel Alito e Gorsuch lo hanno incalzato sulla sua argomentazione logica, sul suo approccio storico e sul suo ricorso a precedenti passati che, come i togati sembravano suggerire, apparivano giocare a sfavore della posizione dell’amministrazione. Nei mesi scorsi The Donald ha detto che «il diritto di cittadinanza per nascita era una legge fatta all’epoca per i figli degli schiavi, non per i turisti o i milioni di persone che vengono negli Stati Uniti per partorire», sostenendo che pure «i cartelli della droga hanno usato lo ius soli per fare entrare gente molto cattiva negli Usa».

La posta in gioco è alta: la decisione, attesa entro la fine di giugno, potrebbe avere enormi implicazioni pratiche per milioni di persone, inclusi i cittadini americani. Secondo l’American Civil Liberties Union, se la Corte Suprema confermasse l’ordine esecutivo di Trump, 250mila neonati sarebbero privati della cittadinanza, e nei prossimi vent’anni l’abolizione dello ius soli colpirebbe un totale di circa 4,8 milioni di persone. Lo scorso giugno, intanto, Trump ha già messo a segno una grande vittoria. La Corte Suprema ha deciso di limitare il potere dei giudici dei tribunali inferiori di sospendere le decisioni del presidente. I nove saggi hanno appoggiato la sua richiesta di ridimensionare i provvedimenti a livello nazionale che per mesi hanno bloccato il divieto imposto dall’amministrazione di concedere automaticamente la cittadinanza ai figli di immigrati clandestini e visitatori stranieri nati negli Usa, autorizzando l’ordine esecutivo di Trump ad entrare in vigore in alcune aree del Paese.

Pur se con la sua decisione l’Alta Corte non è entrata nel merito della costituzionalità dello ius soli, limitandosi a esprimersi sul potere dei tribunali che hanno bloccato il divieto imposto dal comandante in capo, la sentenza ha comunque avuto un impatto ben maggiore, ampliando di fatto il potere esecutivo.


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