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Dominio con critiche e senza storia per Mercedes al debutto delle nuove Formula 1 in Australia

La stagione di Formula 1 2026 all’Albert Park di Melbourne decreta la vittoria numero sei per Russell: una doppietta Mercedes con terzo Leclerc e quarto Hamilton in Ferrari. Importante rilievo per Antonelli: è per lui la seconda volta al secondo posto in un gran premio dopo il Brasile nel 2025, e rappresenta il primo italiano a tornare sul podio nella classica pista australiana dopo Jarno Trulli nel 2009 a bordo della Toyota. Si tratta anche della prima doppietta per Mercedes senza Lewis Hamilton dai tempi di Fangio e Taruffi, nel lontanissimo 1955.

Russell e Antonelli hanno sin dalle prove dimostrato di avere la macchina migliore del lotto con un netto vantaggio: primo e secondo senza discussione, con un passo evidentemente superiore tale da apparire ‘gestito’ a occhio nudo (basti pensare al “recupero” del gap di Antonelli); il tutto dopo una prima quindicina di giri molto illusori, dove si è visto per un po’ Leclerc davanti con Hamilton lì subito dietro a Russell a fare a cazzotti, letteralmente, come al giro nove, dove si è temuto anche un rischio di contatto per via di un bloccaggio del pilota Mercedes. Sembra quasi che gli scudieri di Wolff si debbano ‘nascondere’ o, più prudentemente, non esagerare, per non indispettire troppo i rivali. E così ci sono stati una decina di giri di bagarre. Un inizio ‘divertente’, in apparenza, ma ad analizzare i dati non c’è da star tranquilli: l’importante, però, al debutto di regolamenti così nuovi ed impattanti, era poter mostrare un po’ di spettacolo che, effettivamente, c’è stato, senza i pesanti condizionamenti di incidenti, caos per pioggia o disastri ai box che hanno definito molte edizioni dell’ultimo decennio.

Poi, ad essere ottimisti, un po’ la colpa della seconda safety car che ha chiuso la corsia box quando erano entrati i protagonisti (a eccezione dei rossi), un po’ un ritardo che da metà in poi è sembrato insanabile, salvo qualche guizzo cronometrico di Leclerc a gomme fresche e la Ferrari si è dissolta. Non ha aiutato nemmeno la recente decisione di portare a 60 km/h la corsia box per via dell’undicesimo team, un fatto già visto a Monaco, Singapore, Zandvoort, nonostante solo pochi anni fa l’intero tracciato fosse stato riasfaltato, con diversi allargamenti sia di curve, fino a 2.5 metri, sia proprio in pit lane per innalzare il limite agli 80 previsti nella maggior parte delle altre gare.

Norris quinto, capace di superare un Verstappen che fino a lì era risalito con grande merito, partendo per ultimo a causa di un incidente alla Q1 del sabato con conseguente visita medica approfondita per sospetta frattura alla mano. Nonostante la neutralizzazione, dal settimo iniziano già i doppiati: si inizia con Bearman che sorprendemente tiene dietro Lindblad, il debuttante della Racing Bulls che ha promesso di diventare il nuovo Hamilton e, in effetti, nelle prime fasi di gara, era guizzato molto più avanti. A punti anche Gasly e Ocon. La Williams di Sainz termina addirittura quindicesimo e penultimo a due giri, mentre Perez risulta tre giri. Tolte le “giustificate” Aston Martin, con problemi gravi e annunciati di inaffidabilità congenita fra power unit e batterie, risultano fra i ritirati eccellenti Piastri, a muro nel giro di installazione, il buonissimo Hadjar, mentre era quarto nelle primissime fasi di gara, e Hulkemberg, che non ha potuto far partire la novella Audi.

Bandiera della sostenibilità o errore storico?

In una prevedibile prima gara segnata dai problemi di affidabilità, le Cadillac e le Audi portano comunque una vettura sin alla fine contro le più nefaste previsioni, ma di certo non sono i più “inguaiati” dal punto di vista dell’immagine: la prima Aston Martin firmata dall’ingegnere più vincente di tutti i tempi, Adrian Newey, aveva annunciato già il sabato che a causa di gravi problemi avrebbe ritirato le auto alla prima occasione. Per poi, con entrambi i piloti, sfruttare ancora qualche giro della seconda metà del gran premio come se fossero delle prove libere: qualcosa di inguardabile quando c’è un ex campione come Alonso che scalpita.


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