Docenti fuori sede e affitti insostenibili, il CNDDU avverte: è una “emergenza strutturale e ormai drammatica” che richiede interventi immediati

Il CNDDU denuncia il “progressivo impoverimento del lavoro docente” causato dall’inflazione e dal caro affitti, definendo la situazione dei fuori sede un’emergenza drammatica. L’associazione appella il Ministro Valditara richiedendo sgravi fiscali, aiuti sui trasporti e adeguamenti salariali per garantire la dignità professionale .
I dati Istat non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche: l’inflazione ha ripreso la sua corsa, attestandosi all’1,5% nella media del 2025 e segnando una nuova accelerazione nel mese di dicembre. Una congiuntura economica che il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) osserva con attenzione, sottolineando come “dietro questi dati macroeconomici si cela una realtà sociale sempre più critica”.
A preoccupare il Coordinamento è in particolare l’impatto di questi rincari su una categoria specifica: i docenti di ruolo fuori sede. Romano Pesavento, presidente del CNDDU, entra nel merito della questione analizzando le voci di spesa che stanno mettendo in ginocchio le famiglie: “A trainare l’inflazione sono soprattutto le bollette di gas ed energia elettrica, cresciute del 16,2%, e il cosiddetto carrello della spesa”. Non si tratta solo di utenze. L’analisi del CNDDU, supportata dalle stime delle associazioni dei consumatori, quantifica in quasi 700 euro l’aggravio annuo per una famiglia con due figli. Il carrello della spesa è divenuto un percorso a ostacoli, con aumenti vertiginosi su beni come il caffè e il cacao, mentre i trasporti segnano rincari a doppia cifra. In questo scenario, la condizione degli insegnanti che lavorano nelle città metropolitane del Centro-Nord assume i contorni di “una emergenza strutturale e ormai drammatica”.
Per migliaia di professionisti della scuola, l’impatto del costo della vita è una realtà contabile impietosa. Nelle grandi aree urbane i canoni di locazione erodono buona parte dello stipendio e, come denuncia il CNDDU, “in città come Milano, la più cara d’Italia secondo le indagini sul costo della vita, il divario tra reddito e spese essenziali rende di fatto insostenibile la permanenza per molti docenti neoassunti o trasferiti d’ufficio”.
Il risultato, secondo l’organizzazione sindacale, è “una condizione di progressivo impoverimento del lavoro docente“, con stipendi che non riescono a tenere il passo con un costo della vita in costante ascesa. La frattura è anche territoriale: i rincari disomogenei creano quella che il Coordinamento definisce “una frattura economica che si traduce in una disuguaglianza sostanziale di diritti“, in netto contrasto con i principi costituzionali.
Di fronte a tale situazione, il presidente Romano Pesavento rivolge un appello urgente al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Le richieste sono puntuali: sgravi fiscali sugli affitti, riduzioni sui trasporti e integrazioni salariali. Tra i punti cardine, si richiede “il riconoscimento formale della condizione di docente di ruolo fuori sede come fattore di vulnerabilità economica e sociale”.
Si tratta di una battaglia di civiltà, come ribadisce con forza Pesavento in chiusura: “Una scuola che sopravvive sul sacrificio silenzioso dei suoi insegnanti è una scuola fragile. Difendere oggi la dignità economica dei docenti significa difendere domani il diritto all’istruzione, la coesione sociale e il futuro stesso del Paese”.
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