Docenti e Ata con stipendi, carriera e reclutamento differenziati in ogni regione come avviene in Spagna? La Consulta ha detto no. Pacifico (Anief): “Non si possono mettere in discussione diritti basilari”

La sentenza numero 192 del 2024 della Corte Costituzionale ha impedito che nel sistema scolastico italiano si creassero regimi separati per gli stipendi, le progressioni di carriera e le modalità di assunzione. A sostenerlo, dal congresso del sindacato spagnolo Anpe, è Marcello Pacifico, presidente nazionale dell’Anief.
“Nessuno ne parla, ma senza quella pronuncia oggi avremmo in Italia docenti e personale Ata con stipendi, carriera e reclutamento differenziati in ogni regione, proprio come accade in Spagna da tempo”, ha affermato.
Pacifico ha ricostruito il percorso che ha portato la Consulta a intervenire sulla legge 86 del 2024, il provvedimento che delineava l’autonomia differenziata. L’Anief scelse di costituirsi come parte e come amicus curiae, presentando due memorie specifiche. Entrambe insistevano sull’incostituzionalità della norma nei settori dell’Istruzione e della Ricerca e sulla necessità di proteggere il diritto allo studio, con un’attenzione particolare agli studenti con disabilità.
“Il nostro ricorso è stato accolto parzialmente dalla Consulta”, ha spiegato il sindacalista, “ma è riuscito comunque ad annullare il referendum e a costringere il Governo a riscrivere i Livelli essenziali delle prestazioni, rinviando l’adozione della riforma per garantire parità di trattamento tra lavoratori e diritto allo studio degli alunni”.
Il presidente dell’Anief ha tenuto a rimarcare un dato: la sua organizzazione è stata l’unica sigla del comparto Istruzione e Ricerca a prendere una posizione netta e a intervenire formalmente. L’azione legale, ha aggiunto, ha scongiurato il rischio che la carriera e la selezione del personale fossero assoggettate alle disponibilità economiche dei singoli territori, anziché a regole uniformi su scala nazionale.
“Siamo riusciti non solo a garantire parità di trattamento e a tutelare il diritto allo studio su tutto il territorio nazionale, ma anche a evitare di ledere il diritto a uno stipendio adeguato, a una carriera e a un accesso alla professione basati su criteri uguali per tutti, non sottomessi alle risorse locali”, ha concluso Pacifico.
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