«Divisiva la candidatura di Cucchiarini». Per Tinti l’uscita a sorpresa è un’operazione di Minardi

FANO «Chi oggi divide il partito, si assume una responsabilità pesante». Dimitri Tinti entra senza giri di parole nel dibattito congressuale, definendo «divisiva» la candidatura di Sara Cucchiarini quale nuova segretaria del Pd fanese. La critica non è alla persona (ex collega in giunta e ora in consiglio comunale), Tinti lo premette, specificando che il punto è di carattere politico. Le questioni sono «come nasce» la candidatura e «il messaggio che porta».
L’unità ignorata
«Se spacchi un percorso unitario iniziato, che aveva bisogno di essere tenuto insieme, e non parli mai di unità, stai facendo una scelta precisa», afferma il consigliere comunale del Pd. «Il congresso – prosegue Tinti – può essere una ripartenza o una resa dei conti. Il Pd di Fano merita la prima opzione, non la seconda. Dovrebbe essere un’occasione per unire, rilanciare e riaprire il partito alla città. Reputo seria e responsabile, quindi, la proposta unitaria di Luca Mancini, il segretario uscente. Nei giorni scorsi ha illustrato la sua proposta al direttivo del partito, che può essere sintetizzata nel confronto vero dentro un percorso unitario. «Trovo quindi irrispettoso – spiega Tinti – che, invece, sia emersa una candidatura a sorpresa, con tanto di numeri, divisiva e che sembra più un’operazione di Renato Minardi. Francamente, l’opposto di ciò di cui oggi il Pd ha bisogno».
Mancini aveva dichiarato al direttivo la propria disponibilità alla conferma, sulla base di unità e rinnovamento. L’ha ufficializzato nella mattinata dell’altro ieri, ma a quel punto è scoppiato il caso politico. Poco dopo, infatti, anche Cucchiarini ha ufficializzato la sua candidatura, spinta a mettersi in gioco dal sostegno di cento iscritti. Addio unità, quindi?
«È stata messa seriamente a rischio, sì – afferma Tinti – Perché un conto è un congresso vero, che mette a confronto le idee. Un altro è usare il congresso per fare la conta e riaprire divisioni interne: logiche vecchie. Il segretario Mancini ha fatto una cosa politicamente limpida: ha messo sul tavolo del direttivo una proposta e, in quella sede, non ci sono stati interventi contrari o proposte di altre candidature. Non si tratta di impedire candidature alternative, in un congresso ci possono stare, ci mancherebbe. Però a fronte di una proposta trasparente si contrappone un metodo opaco e ambiguo. Il pluralismo è ricchezza, le imboscate politiche no».
Il peso delle regionali
Prosegue Tinti: «I fatti dicono che dieci mesi fa Mancini era stato indicato come figura unitaria e votato all’unanimità dall’assemblea, per rilanciare il partito anche avvalendosi di un gruppo di lavoro di persone qualificate. Se oggi all’improvviso si cambia schema, è legittimo chiedersi perché. Difficile da scacciare è un interrogativo: si vuole forse consumare una resa dei conti o una rivincita interna, dopo l’insuccesso alle regionali del candidato Minardi?». Una considerazione conclusiva sulle cento firme pro-Cucchiarini: «Se ci sono, si rispettano. Non bastano, però. Se il primo messaggio che dai al partito è far pesare il numero, sei già dentro una logica sbagliata. Il congresso dovrebbe servire per capire come il Pd torni utile a Fano, non a fare esibizione di muscoli o conteggio narcisistico sui follower».




