Diritto allo studio, via libera alla riforma in Calabria: cosa cambia
Il Consiglio regionale ha approvato, con voti bipartisan, la nuova legge sul diritto allo studio universitario in Calabria. Si passa dalla rendicontazione sulla spesa storica, con gli atenei che anticipavano le risorse, alla programmazione con scadenze certe
Non solo sottosegretari. L’ultima seduta del Consiglio regionale – quella del 30 marzo 2026 – ha registrato anche l’approvazione della riforma del diritto allo studio universitario. Una legge passata all’unanimità, con il voto favorevole anche dell’opposizione e toni decisamente diversi rispetto al confronto acceso che la norma su funzioni ed emolumenti dei nuovi sottosegretari aveva scatenato.
LA RIFORMA ‘BRUTTO’ SUL DIRITTO ALLO STUDIO IN CALABRIA
La proposta di legge sul diritto allo studio – primo firmatario il capogruppo di Fratelli d’Italia Angelo Brutto – agisce in materia di programmazione, fissando scadenze precise per la Regione e impegnando la Giunta regionale ad assegnare priorità alla copertura delle borse di studio nella definizione delle risorse, anche quelle comunitarie. L’obiettivo è quello di garantire la borsa a tutti gli studenti idonei, in tempi certi, mandando definitivamente in archivio la figura dell’idoneo non beneficiario e gli anni delle lunghe attese, delle graduatorie da scorrere, dei finanziamenti da reperire in corsa.
La legge, attesa da anni, nasce dall’interlocuzione con gli studenti e con gli atenei.
COME FUNZIONA IL FINANZIAMENTO DELLE BORSE DI STUDIO
Il sistema del diritto allo studio universitario in Italia si basa su un meccanismo di finanziamento misto che coinvolge Stato, Regione e studenti. Le risorse per le borse di studio arrivano infatti da tre canali principali: il Fondo integrativo statale (Fis), la tassa regionale per il diritto allo studio universitario, versata dagli studenti agli atenei, e i fondi propri della Regione (almeno il 40% dell’assegnazione statale). Il Fondo integrativo statale copre mediamente circa il 71% del fabbisogno netto, mentre la quota restante deve essere assicurata dalle risorse regionali. Se le Regioni sono virtuose, peraltro, scatta un meccanismo premiale sui fondi statali.
Per anni, però, in Calabria non è stato così. Negli atenei calabresi la regola era quella dell’idoneo non beneficiario. Ovvero, lo studente che aveva tutti i requisiti – di reddito e di merito – ma non riceveva la borsa di studio per mancanza di risorse. Con buona pace dell’articolo 34 della Costituzione. Nell’anno accademico 2014/2015 – giusto per dare le dimensioni – in Calabria su cento studenti idonei solo 38 avevano ottenuto la borsa di studio. La situazione poi è migliorata, la Regione ha messo mano alla borsa. Con interventi però straordinari e l’uso di fondi europei o altre risorse non strutturali. Questo sistema, basato su rifinanziamenti successivi e variazioni di bilancio in corso d’anno, ha consentito di raggiungere alla fine la copertura degli studenti idonei, ma ha comportato ritardi nell’erogazione delle borse e difficoltà nella programmazione.
COSA PREVEDE LA LEGGE ‘BRUTTO’
«Viene meno il sistema basato su rendicontazione della spesa storica, che costringeva gli atenei ad anticipare risorse. Si introduce invece una programmazione annuale» ha spiegato in aula Brutto. Le università calabresi dovranno comunicare entro il 31 maggio il fabbisogno preventivo per l’anno accademico successivo, mentre la Regione dovrà trasferire entro il 15 settembre il 70% delle risorse disponibili e il saldo entro il 31 gennaio dell’anno successivo, sulla base dei dati definitivi trasmessi dagli atenei entro il 15 novembre. La legge prevede inoltre che gli atenei assicurino l’erogazione entro il 31 ottobre delle risorse agli studenti per i quali siano già stati verificati i requisiti economici, di merito e di carriera. Per gli studenti iscritti al primo anno, i tempi saranno diversi perché la stessa norma riconosce che in questo caso l’accertamento dei requisiti avviene in seguito.
La nuova legge fa cadere inoltre il vincolo sul cumulo delle borse: i vincitori potranno ottenere anche altri incentivi (come il reddito di merito promesso da Occhiuto).
RIFORMA BIPARTISAN
Voto favorevole anche dall’opposizione. «Si ricostruisce il vero ascensore sociale della regione» hanno rimarcato nei loro interventi Rosellina Madeo, Enzo Bruno, Filomena Greco (che ha anche sottoscritto la proposta). «Speriamo che le risorse si trovino realmente» ha chiosato il capogruppo dem Ernesto Alecci.
OCCHIUTO: RIFORMA EPOCALE. NOVITÀ SUL REDDITO DI MERITO
La riforma incassa il plauso del presidente Occhiuto. «La Calabria è la prima regione in Italia a costruire un modello virtuoso. Nel resto del Paese le risorse agli atenei vengono erogate a consuntivo – ha sottolineato Occhiuto – Questa non è “leggina”. È una riforma epocale del diritto allo studio».
Occhiuto – sollecitato sul punto da Alecci – ha aggiornato anche l’aula sul reddito di merito, l’incentivo di 500 euro mensili che in campagna elettorale aveva proposto di assegnare ai neodiplomati che scelgono di iscriversi agli atenei calabresi, si mantengono in regola con la carriera e si attestano su una media alta agli esami. Un aiuto alle famiglie, un incentivo per trattenere in regione i talenti calabresi. «Stiamo valutando di estenderlo anche agli iscritti agli anni successivi, perché tanti lasciano la regione proprio dopo la triennale, per frequentare altrove la magistrale – ha spiegato il presidente – Confidiamo di varare la misura entro il 2026, stiamo facendo una serie di simulazioni per verificare le coperture finanziarie».
IL RETTORE UNICAL GRECO: RIFORMA STORICA
Di «svolta storica» parla anche il rettore Gianluigi Greco. «Questa legge mette nero su bianco ciò che finora è stato garantito grazie a sforzi straordinari – commenta il rettore dell’Università della Calabria Gianluigi Greco – trasformandolo finalmente in un impegno stabile e programmato. Per questo l’Unical guarda con favore al lavoro svolto dalla Regione, che ha raccolto una necessità degli atenei e degli studenti e ha contribuito a sollevare le università da una pressione finanziaria e organizzativa che non poteva più essere affrontata solo in via straordinaria».
Source link


