Marche

direttore di supermercato si assenta dal lavoro e lo licenziano

ANCONA – Chiede i permessi per assistere la moglie malata oncologica reduce da un intervento, ma l’azienda glieli nega. Non si presenta al lavoro e, come direttore di supermercato, opera nel software gestionale per spostare i turni. La conseguenza? Il licenziamento in tronco per essersi assentato due pomeriggi, il 6 e il 7 dicembre 2024. A perdere il lavoro è stato un 54enne residente ad Ancona che, per recuperare il posto, si è rivolto al giudice civile Giovanni Iannielli. Non è andata bene: ricorso respinto.

La beffa

L’uomo, assistito dall’avvocato Michele Magistrelli, dovrà anche pagare le spese del giudizio: 5mila euro. Per quasi un anno è rimasto disoccupato, da poco ha trovato un altro lavoro, anche se a tempo determinato, e non vuole certo arrendersi. «L’istruttoria non è stata fatta, faremo appello» tuona Magistrelli. Il licenziamento da parte del supermercato, che ha punti vendita in tutta Italia, è avvenuto per le assenze nei due giorni lavorativi senza giustificato motivo. E anche per aver inserito nel software aziendale, proprio in quei due giorni, delle ore di permesso che non gli erano state autorizzate.

In quel periodo, il 54enne non stava vivendo giorni facili. A fine novembre 2024, la moglie si era operata per un carcinoma. L’azienda ne era a conoscenza, così come il sindacato. Il 5 dicembre, dopo aver preso atto di un cambiamento d’orario che lo vedeva operativo, aveva chiesto all’azienda di fruire di due pomeriggi di permesso in giornate dove, si legge nel ricorso, «avrebbe dovuto lavorare oltre le 8 ore contrattuali». Era sicuro di poterli ottenere, dato che già gli erano stati concessi per poter assistetere la consorte convalescente. Così non è stato. Il diniego gli era stato comunicato il giorno seguente, proprio quando ne avrebbe dovuto usufruire per assistere la moglie . Il 6 e il 7 dicembre, il 54enne non era dunque andato al lavoro. Il 12 dicembre, avrebbe utilizzato il software per inserire i permessi che non gli erano stati autorizzati, togliendo quindi le presenze per quei due pomeriggi. «Un uso improprio» per il giudice per giustificare le assenze. «Per evitare retribuzioni improprie» la tesi del ricorrente. Ma anche perché, sempre secondo il 54enne, gli era stato detto dal capo settore con un messaggio su Whatsapp: «Mi sistemi il portale?»

La necessità

Precedentemente, ovvero il 30 novembre, avrebbe anche provato a eliminare i turni a suo sfavore che gli erano stati assegnati dal capo settore per i due giorni finiti al vaglio del tribunale. Dalla mancata modifica, ecco la richiesta dei permessi. Tutto questo, stando al 54enne, per poter stare con la moglie («c’era uno stato di assoluta necessità») e in un’ottica di trasparenza, considerando che lui stesso aveva sempre gestito autonomamente l’organizzazione dei turni, trasmettendo i dati al capo settore. Per il giudice «non si è in presenza di una mera assenza ingiustificata dal lavoro, ma di una versa e propria insubordinazione del dipendente», già sanzionato dall’azienda in precedenza (per contestazioni puntualmente rigettate) e responsabile di un «comportamento gravissimo». Una visione che il 54enne e il suo legale impugneranno per giocare la carta dell’appello.




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