Direttiva acque reflue: tassa da 10 miliardi per l’industria farmaceutica europea
C’è forte preoccupazione da parte dell’industria farmaceutica per l’impatto economico e industriale della direttiva europea sulle acque reflue urbane che rischia di gravare in modo sproporzionato sulle imprese. La Commissione Ue avrebbe sovrastimato di 4 volte l’impatto ambientale dei farmaci e sottostimato i costi da sostenere che sarebbero invece superiori dalle 5 alle 10 volte. Da qui deriverebbe una tassa da circa 10 miliardi l’anno per le aziende farmaceutiche e cosmetiche in Europa, anziché gli 1,2 miliardi previsti originariamente dalla valutazione di impatto. Una vera e propria contraddizione rilevata da Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, e Michele Uda, direttore generale di Egualia, nel corso dell’audizione alla Commissione Politiche Ue del Senato, nella quale è risuonato nuovamente l’allarme sulla normativa entrata in vigore da gennaio 2025 “che rende insostenibili le norme di trattamento delle acque reflue per la rimozione dei microinquinanti”.
Le richieste dell’industria farmaceutica all’Europa
La filiera dell’industria farmaceutica italiana “ribadisce la necessità di risolvere le criticità contenute nel sistema EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) che, se introdotto senza modifiche, rischia di compromettere in maniera irreversibile la sostenibilità del comparto rischiando di acuire il fenomeno delle carenze di medicinali, in contraddizione con altre iniziative della stessa Unione europea.” “In un contesto globale di forte concorrenza, tensioni geopolitiche e commerciali e aumento strutturale dei costi operativi del 30% rispetto al 2021 – ricorda l’industria farmaceutica – l’Europa ha già perso molto terreno rispetto agli altri grandi macrosistemi globali e sta attuando provvedimenti come la revisione della legislazione farmaceutica che aumenteranno il gap con i principali competitors”.
Appello per sospendere l’applicazione della Direttiva
Per questo Farmindustria ed Egualia chiedono al Governo di continuare a sostenere con forza in tutte le sedi disponibili – a partire da possibili emendamenti all’Omnibus ambientale recentemente presentato dalla Commissione Ue – la necessità di sospendere l’applicazione della Direttiva per consentire un nuovo impact assessment entro la deadline del 31 dicembre 2028 per l’entrata in vigore dello schema di EPR.
L’industria sollecita anche l’adozione di principi che salvaguardino l’accesso ai medicinali e la competitività dell’industria farmaceutica, applicando le norme a tutti i produttori di sostanze microinquinanti perché contribuiscano in modo proporzionato alla loro rimozione e adottando un metodo di calcolo dei contributi concordato dagli organismi rappresentativi dell’industria.
L’ultima richiesta riguarda l’istituzione di una sola organizzazione per l’adempimento della responsabilità del produttore per Stato membro, controllata dai produttori soggetti a EPR.
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