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Dino Meneghin: “Beveva, fumava il sigaro, aveva idee. Mabel Bocchi era unica, esuberante e libera”


Esuberante, energica, libera. Mabel Bocchi e Dino Meneghin non sono solo le due leggende del basket italiano, erano amici, hanno lavorato insieme e a lui già manca: “Era uno spirito libero. Quando Mabel arrivava in ufficio si accendeva il suo toscano. Le dicevo: non fumare, il sigaro lascia un odore fortissimo. Lei non lo spegneva protestando: è buonissimo. Dovevo lasciare le finestre aperte per ore, mi appestava la stanza. Avevo una bottiglia di grappa che mi aveva regalato. Goccetto dopo goccetto me l’ha finita tutta”.

Eravate molto uniti. “Collaborava con la nostra agenzia di eventi, organizzazione di campi basket per bambini, faceva mille proposte. Anche stravaganti. Invitava presidenti, ministri, star. Era impossibile frenarla ed era difficile starle dietro”.

Era inarrestabile. “Incontenibile. Rideva sempre. Quando penso a lei mi viene in mente una sola parola: energia. Era esuberante, vitale, intelligente, sorprendente. Uno spirito sempre giovane. Dipingeva, faceva mostre, scriveva, aveva mille interessi. Se l’avesse conosciuta, mi creda, sarebbe rimasta affascinata”.

Da quanto non vi vedevate? “A Milano ci vedevamo spesso, era una ventata di allegria. Da quando è andata in Calabria ci siamo solo sentiti, non mi aveva detto che era malata”.

Eravate amici, ma anche giocatori simili. “Come giocatrice non si discute, la più brava e la più famosa. Non aveva paura di nessuna, affrontava avversarie di trenta centimetri più alte e le marcava. Aveva tecnica e spirito combattivo, una lottatrice. Ecco, per questo mi ci rivedo”.


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