Puglia

Diffonde foto finte dell’amica nuda: arrestato 19enne a Foggia

Arrestato un 19enne a Foggia: sarebbe il responsabile delle foto false che ritraevano una ragazza nuda, e che erano state diffuse sui social, oltre che affisse per le strade e davanti all’istituto scolastico “Lanza”. La Polizia di Stato ha dato esecuzione all’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari – emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Foggia – nei confronti di un 19enne. Nei suoi riguardi sono emersi gravi indizi di colpevolezza per il reato di atti persecutori. La vicenda era diventata di dominio pubblico subito dopo l’estate, dopo che Arianna Petti – questo il nome della vittima – aveva presentato querela il 31 luglio. Denunciava che a partire già da giugno aveva ritrovato, davanti alla scuola “Lanza”, alcune immagini che mostravano il suo volto sovrapposto alle parti intime di un’altra donna, accompagnate da frasi volgari e diffamatorie. “Sono stata travolta da un’ondata di odio e violenza”, aveva raccontato la ragazza in un video. Quelle immagini, per giunta, erano corredate dal suo numero di telefono e da inviti a contattarla. Dal momento della denuncia, gli inquirenti hanno avviato la indagini, partendo anche dal fatto che la stessa vittima aveva indicato il coetaneo come una delle persone in possesso di sue foto. Dagli accertamenti effettuati, si sono rivelate del tutto compatibili con quelle utilizzate per confezionare i “montaggi” diffusi e affissi anche nei pressi di una serie di altre scuole, oltre che del “Lanza”.

Le altre prove non hanno tardato ad arrivare: sui dispositivi informatici nella disponibilità del ragazzo è stata trovata una foto artefatta recante una didascalia, esattamente corrispondente a foto e didascalia affisse sulle pareti della scuola. A rafforzare la tesi degli inquirenti e portare a una svolta nelle indagini, inoltre, è stato il fatto di aver ritrovato alcune conversazioni intrattenute dal 19enne con il sistema di intelligenza artificiale “ChatGPT”: dall’analisi informatica dei dispositivi, infatti, si è accertato come l’indagato avesse chiesto all’intelligenza artificiale di formulare alcune frasi ridicolizzanti, “…che possano destare scalpore fra gli adolescenti e che siano ridicole per la vittima…”, che avrebbe poi utilizzato come sottotitoli a fotografie ritraenti altre persone. Infine, la consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero ha permesso di evidenziare che il 19enne era riuscito a effettuare una parziale cancellazione dei dati, e aveva continuato a utilizzare l’intelligenza artificiale per farsi suggerire accorgimenti da utilizzare per eludere le investigazioni.

 




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