Marche

dietro c’è l’intuito di Silio Bozzi

PESARO – Un omicidio rimasto irrisolto per trent’anni. E a dare un contributo decisivo è stato Silio Bozzi, ex dirigente della squadra mobile di Pesaro, oggi in pensione ma ancora sul campo quando si tratta di analizzare una scena del crimine. Giovedì la Corte d’Assise di Genova ha condannato per omicidio a 24 anni Anna Lucia Cecere, ritenuta responsabile del delitto di Nada Cella, avvenuto il 6 maggio 1996 a Chiavari nel Genovese. Il commercialista Marco Soracco, datore di lavoro di Nada, è stato condannato a due anni per favoreggiamento.

Andando a ritroso

Trent’anni senza risposte per l’omicidio di via Marsala perché il commercialista fu scagionato. Furono indagati dei muratori, ma erano false piste. Eppure alcuni spunti li aveva già dati proprio Bozzi tanti anni fa. Tutto era partito dalla trasmissione Blu Notte di Carlo Lucarelli, il format della Rai in cui si raccontavano misteri e casi irrisolti. E Bozzi già nel 1998, ospite della puntata, aveva contribuito a ricostruire una diversa scena del crimine. Nel 2021 altre analisi del dna e campionamenti grazie alle più moderne tecniche investigative. Da lì il rinvio a giudizio e il processo entrato nel vivo.

Bozzi spiega: «Quella puntata di Blu Notte ha contribuito a tenere vivo il caso, tanto che le nuove risultanze investigative del pubblico ministero Gabriella Dotto erano compatibili con le mie conclusioni. Così sono stato chiamato dal pm che ha istruito il nuovo caso e sono diventato consulente della parte civile, i genitori di Nada. Il 3 luglio dell’anno scorso sono stato sottoposto a un interrogatorio fiume e al tiro incrociato delle varie parti del processo e ho ricostruito minuto per minuto la dinamica dell’omicidio che cambiava totalmente la visione comunemente accettata del caso». La Cecere era entrata nello studio e voleva aspettare il commercialista. Nada le chiedeva di uscire e qui sarebbe avvenuta l’aggressione. Bozzi sottolinea che «l’aggressione della Cecere è iniziata nell’ingresso dello studio del commercialista e l’arma utilizzata è stata una pinzatrice, di cui compariva anche uno sbafo verde sul muro. Anche il bottone trovato sotto la povera Nada era del vestito della Cecere. C’era un forte attrito perché la Cecere voleva sostituire Nada nello studio del commercialista: è stata una reazione psicogena a cortocircuito».

Il volto della madre

Un cold case che si chiude. «Vedere nella madre una felicità seppur rassegnata nel dolore, per un investigatore non ha prezzo. La conoscenza è sinonimo di ragione e conoscere la verità, seppure nel dramma, porta a una sfumata serenità. E’ il trionfo della ragione e della giustizia. Una consulenza che ho fatto gratuitamente per amore della verità. E’ stata una emozione inesprimibile perché è il secondo cold case in cui sono stato coinvolto, dopo il caso di Annalaura Pedron di Pordenone. Un lavoro di squadra che parte sempre dalla analisi della scena del crimine, prima con la testa e il punto di vista soggettivo del killer e poi con gli strumenti scientifici».




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