dieci indagati per truffa aggravata nelle Marche. C’è anche un ex consigliere regionale
FERMO Le api non sono soltanto produttrici di miele: rappresentano un pilastro essenziale per la biodiversità e la sicurezza alimentare. Dal loro lavoro di impollinazione dipende oltre il 70% delle colture che arrivano sulle nostre tavole e la salute degli ecosistemi naturali. Proteggere le api significa tutelare l’ambiente, l’economia agricola e il futuro delle risorse naturali.

L’uomo Pd di Fano
È proprio in quest’ottica che si inserisce l’operazione Apifarm, che ha portato alla luce un articolato sistema di presunte irregolarità nel settore apistico tra le province di Ascoli e Fermo. Dieci gli indagati per reati, a vario titolo, di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, indebita percezione di fondi, malversazione e falso ideologico in atto pubblico, con aggravante del danno arrecato alle finanze pubbliche nazionali ed europee. Fra gli indagati oltre ai vertici fermani dell’associazione, tecnici ascolani e l’ex consigliere regionale di Fano, Renato Claudio Minardi, che era uno dei consulenti.
I controlli
L’attività, condotta dal Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale dei carabinieri forestali di Ascoli, su mandato della Procura della Repubblica di Fermo, ha fatto emergere un duplice fronte di criticità: da un lato pratiche potenzialmente dannose per la salute delle api, dall’altro una gestione ritenuta irregolare di fondi pubblici destinati al comparto. L’inchiesta è ancora in corso. La prima fase dell’operazione, svolta in collaborazione con i veterinari delle Ast di Ascoli e Fermo, ha riguardato controlli diretti negli apiari per verificare il corretto utilizzo dei trattamenti contro la Varroa destructor, uno dei parassiti più pericolosi per le colonie. In quattro casi sono state riscontrate violazioni gravi. All’interno degli alveari i militari hanno rinvenuto strisce insetticide impregnate con miscele di sostanze chimiche vietate. Le successive analisi di laboratorio hanno confermato la presenza di otto principi attivi proibiti. Le irregolarità hanno comportato sanzioni per 80 mila euro.
I contributi pubblici
Parallelamente, l’indagine si è estesa ai contributi pubblici destinati all’apicoltura. Dall’esame della documentazione acquisita presso l’associazione apistica e gli uffici della Regione sono emerse anomalie. L’assistenza tecnica dichiarata sarebbe risultata solo formale: visite negli apiari annotate su moduli cartacei compilati in ufficio, firme ripetute e assenza di elementi essenziali a dimostrare l’effettiva attività svolta. Mansioni puramente amministrative o la semplice distribuzione di prodotti insetticidi venivano rendicontate come assistenza tecnica specialistica, consentendo l’accesso a finanziamenti pubblici. Un’erogazione indebita di fondi pubblici stimata in 250 mila euro.




