Sardegna

Dibattito sul Comparto unico: “Oltre la questione salariale: il vero nodo del lavoro negli enti locali”

Oristano

Intervento di Riccardo Scintu 

Riceviamo e pubblichiamo

Nel contesto del dibattito in Sardegna sul tema del comparto unico del pubblico impiego regionale e locale, il confronto si è concentrato in larga misura sulla questione retributiva e sulla necessità di rendere più attrattivo il lavoro negli enti locali. È una discussione necessaria, ma che rischia di essere incompleta se non si affrontano le cause strutturali che, da anni, rendono sempre meno sostenibile l’organizzazione del lavoro nei Comuni.

Chi opera quotidianamente negli enti locali sa bene che il vero nodo critico è rappresentato dalla qualità complessiva della condizione lavorativa. I Comuni, in forza del principio costituzionale di sussidiarietà, sono chiamati a erogare una quantità enorme e crescente di servizi alla cittadinanza. Nel tempo, tuttavia, gli enti sovraordinati, in particolare la Regione Sardegna, hanno progressivamente trasferito verso il basso una molteplicità di incombenze, utilizzando l’amministrazione comunale come terminale finale di funzioni, procedure e responsabilità che spesso non le competerebbero direttamente.

Il risultato è un sovraccarico: i dipendenti comunali si trovano a gestire un numero elevatissimo di procedimenti, eterogenei per modalità operative, discipline di riferimento, sistemi di controllo e obblighi di rendicontazione. A ciò si aggiunge il contatto costante e diretto con le comunità locali, spesso portatrici di bisogni essenziali che trovano sempre meno risposte al di fuori dell’ente comunale, soprattutto nelle piccole comunità. Questo contesto rende il lavoro inevitabilmente frammentato, variabile e, in molti casi, precario sul piano organizzativo.

A rendere il quadro ancora più critico vi è la periodica perdita di profili professionali strategici, che negli ultimi anni ha assunto dimensioni strutturali. I Comuni investono nella formazione e nella crescita del personale, salvo poi vederlo migrare verso altre amministrazioni pubbliche percepite come più sostenibili sotto il profilo delle responsabilità e dell’organizzazione del lavoro. I profili tecnici, in particolare, sono stati progressivamente reclutati dalla Regione Sardegna; gli assistenti sociali trovano condizioni più favorevoli nelle ASL, che negli ultimi anni hanno portato a compimento un significativo processo di reclutamento, attingendo in larga misura alle professionalità maturate e affermatesi all’interno dei Comuni; i contabili, infine, sempre più spesso rifiutano incarichi apicali o preferiscono lasciare gli enti locali per non assumersi il carico sproporzionato connesso al ruolo di responsabile dei servizi finanziari. Questa emorragia di competenze impoverisce ulteriormente i Comuni, alimentando un circolo vizioso fatto di carichi di lavoro crescenti e di difficoltà organizzative sempre più marcate.

Il dipendente comunale è quindi esposto a responsabilità rilevanti, spesso sproporzionate rispetto al trattamento economico e agli strumenti messi a disposizione. Da un lato deve confrontarsi con Sindaci e amministratori animati dalla volontà di dare risposte concrete e immediate ai cittadini; dall’altro è sottoposto al vaglio di autorità di controllo poco inclini a considerare le difficoltà operative quotidiane. Il tutto avviene sotto lo sguardo costante dell’opinione pubblica e dei mezzi di informazione, pronti a cogliere ogni errore o ritardo.

In questo quadro, un ruolo significativo è giocato anche dalla Regione Sardegna. Nel nostro territorio, da molti anni, l’ente regionale attribuisce agli enti locali numerosi procedimenti che sarebbero di propria competenza, fornendo un supporto spesso insufficiente e imponendo oneri procedurali complessi e onerosi. Tale impostazione contribuisce ad aggravare ulteriormente la pressione sugli uffici comunali, senza un adeguato bilanciamento in termini di risorse, competenze e semplificazione.
Molti lavoratori sarebbero anche disposti ad accettare retribuzioni inferiori pur di lavorare nei propri territori, se il contesto operativo fosse meno stressante, meno rischioso e più razionalmente organizzato. Il problema non è solo “quanto si guadagna”, ma soprattutto “come si lavora”.

In questa prospettiva, il comparto unico può rappresentare un passo nella giusta direzione, ma non è sufficiente. Occorre soprattutto una riforma profonda del Sistema Regione, che punti allo snellimento degli apparati centralizzati e a un reale radicamento delle funzioni e delle competenze nei territori. Solo così sarà possibile arrestare la perdita di professionalità, restituire dignità e sostenibilità al lavoro negli enti locali e renderlo nuovamente attrattivo ed efficace al servizio delle comunità.

Riccardo Scintu – Segretario Comunale di Simaxis, Bortigali e Zerfaliu

Sabato, 24 gennaio 2026

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