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Diana Bianchedi: «Da Milano Cortina inizia il futuro dei Giochi invernali»

Tutti corrono da un angolo all’altro, fitte telefonate, le lingue del mondo che si mescolano nella sede della Fondazione Milano Cortina e Diana Bianchedi, campionessa del fioretto, vicepresidente del Coni e super manager dei Giochi, non è da meno. Entusiasmo coinvolgente, le sue parole come un ruscello che cresce e non si ferma nella sua tuta di ordinanza che la fa sembrare così nel vivo dell’evento o forse ancora in pedana: «Ci siamo e gli italiani possono essere fiduciosi, riusciremo a stupire il mondo».

Perché un italiano potrà essere fiero il 6 febbraio?

I Giochi di Milano Cortina saranno la prima edizione invernale costruita seguendo l’Agenda 2020, voluta dal Cio per rendere sostenibile il business olimpico. Secondo quel protocollo, sono i Giochi che si devono adattare al territorio, e non viceversa. Siamo andati nelle zone dove c’era già eccellenza, come, ad esempio, ad Anterselva, che ospita da vent’anni Mondiali e Coppa del mondo di biathlon, e abbiamo portato a termine edifici già previsti, come l’Arena di Santa Giulia.

La pista di Cortina, però, non rispetta tanto Agenda 2020, e allora i Giochi valgono la candela?

Lo diranno gli studi a gare concluse ma abbiamo coinvolto il Paese, come dimostra anche il passaggio della fiaccola che sta accendendo l’attenzione. E, al di là di palazzetti e infrastrutture che offriranno spazi per fare sport e renderanno il traffico meno congestionato in certe aree dopo i Giochi, sono sicura, per i miei trascorsi da sportiva e da medico dello sport, che lo sport ha un impatto sulla salute del Paese, che vedere atlete e atleti al loro meglio spingerà alla pratica. Più sport significa cambiare la mentalità delle persone, spingerle a fare attività motoria con regolarità e, in prospettiva, abbattere la spesa sanitaria.


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