Detenzione domiciliare per tossicodipendenti, in Umbria la platea potenziale supera 450 detenuti

La nuova legge sulla detenzione domiciliare per detenuti tossicodipendenti e alcoldipendenti potrebbe avere un impatto significativo anche sul sistema penitenziario umbro. Non perché centinaia di persone usciranno automaticamente dal carcere, ma perché la platea teorica regionale dei detenuti con problemi di dipendenza è già nell’ordine delle centinaia.
Il dato più aggiornato e dettagliato disponibile arriva dalla Procura generale della Repubblica di Perugia, che nel 2024 ha raccolto le informazioni fornite dai presidi sanitari degli istituti penitenziari umbri. Sommando le quattro strutture regionali emerge un bacino di almeno 452 detenuti con problematiche legate alla dipendenza: 215 nella Casa circondariale di Perugia, 136 in quella di Terni, 40 nella Casa di reclusione di Spoleto e 61 nella Casa di reclusione di Orvieto.
Quella cifra rappresenta però una platea sanitaria, non il numero degli effettivi beneficiari della nuova misura. La legge approvata dal Parlamento introduce infatti la possibilità della detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti in presenza di specifici requisiti: un percorso terapeutico-riabilitativo, limiti di pena previsti dalla normativa e la valutazione della magistratura di sorveglianza.
Il dato umbro va quindi letto come un bacino massimo di riferimento: 452 persone potenzialmente interessate dal nuovo strumento, ma una platea effettiva necessariamente più contenuta. La differenza dipenderà da quanti detenuti hanno una pena compatibile con la misura, quanti potranno accedere a un programma terapeutico e quanti riceveranno il via libera dell’autorità giudiziaria.
La riforma arriva in una fase delicata per le carceri umbre. Nei quattro istituti regionali erano presenti 1.682 detenuti al 31 dicembre 2025, a fronte di una capienza regolamentare di 1.339 posti. Il sovraffollamento riguarda quindi anche l’Umbria, che ospita strutture con una presenza detentiva superiore alla disponibilità teorica.
Al 31 marzo 2026 il quadro regionale restava caratterizzato da una forte pressione: 1.641 detenuti presenti a fronte di 1.324 posti regolamentari, secondo la relazione del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà.
Per l’Umbria, dunque, la novità normativa apre due fronti. Il primo è quello penitenziario: una riduzione anche parziale delle presenze potrebbe alleggerire istituti già sotto pressione. Il secondo è quello sanitario e sociale: spostare una parte della gestione dalla cella ai percorsi di recupero richiede capacità dei servizi territoriali, delle comunità terapeutiche e dei SerD.
Non a caso, già nel monitoraggio della Procura generale erano state individuate in Umbria 29 strutture potenzialmente idonee ad accogliere persone con problematiche di dipendenza o fragilità collegate a misure alternative, comprese comunità terapeutiche e strutture per la doppia diagnosi.
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