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Descalzi: sospendere bando gas russo e rivedere Ets, Europa senza piano energetico

“Io penso che sia necessario sospendere il bando che scatterà il primo gennaio 2027 sui 20 miliardi di Gnl (gas naturale liquefatto, n.d.r.) che vengono dalla Russia”. A dirlo è stato l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, a margine della Scuola di formazione della Lega a Roma, proprio mentre i negoziati tra Usa e Iran sono in fase di stallo. “E suggerirei”, ha aggiunto, “come sta dicendo il governo italiano, di rivedere anche l’Ets, la tassa su tutta l’industria pesante. Non dico che deve essere cancellata, ma deve essere sospesa oppure redistribuita, per non penalizzare ulteriormente un settore industriale che già deve pagare molto l’energia”.

“Dal Qatar ci mancano 6,5 miliardi di metri cubi di gas, ma fra Congo, Nigeria, Angola e America li rimpiazziamo – ha detto Descalzi -. Ma chi va a produrre questi 20 miliardi di metri cubi dalla Russia?”. “In una situazione di questo tipo, vogliamo dire a Bruxelles ‘tergiversiamo sui 20 miliardi di metri cubi dalla Russia, sospendiamo l’Ets’? Sospendiamo un attimo di darci martellate in testa? Riprendiamo dopo, quando abbiamo l’elmetto! Però per il momento, non continuiamo a farci buchi in testa. Però l’Europa dice ‘no, tanto la testa è vostra’”. E ancora: “Abbiamo una società che vive con questo gas, bisogna rendersi conto di queste cose – ha concluso Descalzi -. Bisogna usare buonsenso e ragionevolezza, non si può essere radicali e dogmatici su tutto. C’è una situazione straordinaria, lavoriamo per affrontare questa situazione straordinaria”.

Secondo Descalzi, sul fronte energetico servono ”diversificazione, mercato unico del gas e infrastrutture che ci permettano, in caso di bisogno, di avere sovrabbondanza di offerta. Ma l’Ue non ha ancora un progetto di sicurezza energetica. Le rinnovabili vanno benissimo, ma a complemento”.

Per i carburanti “abbiamo le riserve strategiche, dobbiamo capire per quanto tempo possiamo usufruirne. Io penso che per alcuni prodotti non ci saranno problemi. Il gas è il meno impattato, le benzine non sono impattate. Il greggio non è un problema, ma poi bisogna avere le raffinerie per processarlo. Il gasolio c’è, ma bisogna riuscire a competere con altre aree che ne hanno bisogno. Il jet fuel è la parte più critica”. In questo senso, “l’Europa deve importare circa il 35% del jet fuel, perché non ha più raffinerie per produrlo – ha aggiunto il manager -. Bisogna capire dove si trova e a che prezzo si trova”. Per i carburanti, ha spiegato ancora Descalzi, “il problema, più che il prezzo (che deve essere controllato, il governo ha ragione), riguarda i volumi, riuscire ad avere i volumi. L’Asia sta chiedendo volumi, e gli scambi fisici sul greggio in Asia si fanno a 150 dollari il barile. Il problema è riuscire nelle prossime settimane, con lo stretto di Hormuz bloccato (perché è ancora bloccato), a vincere la lotta con l’Asia, che sta chiedendo molto greggio e molti prodotti. Loro hanno anche una raffinazione molto efficace, che in Europa non c’è. Io spero che questo problema a livello mondiale sia così forte e importante che porti a più miti consigli tutti – ha concluso Descalzi -, perché abbiamo bisogno di liberare lo Stretto e recuperare i volumi“.


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