Lazio

derubata anche della fede del marito defunto

A 98 anni, con difficoltà nei movimenti e una vita intera alle spalle, si è ritrovata vittima di una truffa tanto studiata quanto crudele.

A Monte Porzio Catone, il raggiro ha superato ogni limite: tra gli oggetti portati via anche la fede nuziale del marito scomparso, un ricordo dal valore affettivo inestimabile.

Dietro quel colpo, una coppia esperta, abituata a muoversi tra diverse città italiane per colpire lontano da casa e rendere più difficile l’identificazione.

La loro fuga si è interrotta all’alba tra Salerno e Pellezzano, dove i Carabinieri li hanno rintracciati e arrestati su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Velletri. In manette un uomo di 53 anni e una donna di 50, entrambi già noti alle forze dell’ordine, ora gravemente indiziati di truffa aggravata in concorso.

L’indagine, coordinata dalla Compagnia dei Carabinieri di Frascati, è durata mesi. Un lavoro meticoloso, iniziato nell’autunno del 2025 e portato avanti fino ai primi mesi del 2026, che ha permesso di ricostruire spostamenti, contatti e modalità operative della coppia.

Intercettazioni, analisi dei tabulati telefonici, pedinamenti e lo studio dei sistemi di videosorveglianza hanno progressivamente stretto il cerchio attorno ai due.

Tutto era partito dalla denuncia della vittima. Alla porta della sua abitazione si erano presentati qualificandosi come appartenenti alle forze dell’ordine.

Il copione era quello, purtroppo, già noto: un racconto costruito ad arte, secondo cui un’auto riconducibile alla donna sarebbe stata coinvolta in una rapina. Confusione, paura, urgenza. Elementi studiati per disorientare.

Approfittando dello stato di agitazione e della fragilità della 98enne, i due erano riusciti a entrare in casa. In pochi minuti avevano rovistato tra gli oggetti personali, portando via gioielli e preziosi. Tra questi, anche la fede del marito, simbolo di una vita e di un legame impossibile da sostituire.

Secondo gli investigatori, i due facevano parte della categoria dei cosiddetti “trasfertisti”, truffatori itineranti che operano lontano dai propri territori per ridurre il rischio di essere riconosciuti.

Una strategia che, questa volta, non è bastata. L’incrocio delle informazioni raccolte e la rapidità dell’intervento investigativo hanno consentito di ricostruire il quadro e arrivare all’esecuzione delle misure cautelari.

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