Economia

Deregolamentazione, dagli Usa all’Europa: forte spinta alla semplificazione


Dagli Stati Uniti all’Europa, l’analisi dei mercati azionari tra le due sponde dell’Atlantico di Jeffrey Morrison, Institutional Portfolio Manager di MFS Investment Management.

Confronto tra titoli statunitensi ed europei: quali sono le differenze?

“In molti casi, i mercati azionari globali stanno raggiungendo o avvicinandosi ai massimi storici, con una leadership generalmente pro-ciclica dei settori e dei fattori. Questo tipo di spostamento avvantaggia i mercati azionari europei, che sono generalmente più ciclici rispetto a quelli statunitensi. All’inizio del 2026, gli effetti ritardati del ciclo globale di riduzione dei tassi, insieme alle attuali politiche fiscali, dovrebbero determinare un aumento degli indicatori economici anticipatori e delle revisioni degli utili, sostenendo la continua forza dei mercati azionari nonostante le valutazioni elevate. Sul fronte politico, le banche centrali continuano a fornire sostegno, sebbene siano ormai giunte alla fine del loro ciclo di allentamento monetario. Anche gli effetti delle politiche fiscali annunciate nel 2025, come il ‘One Big Beautiful Bill Act’ negli Stati Uniti e l’aumento della spesa per la difesa e le infrastrutture in Europa, contribuiranno a stimolare la crescita. Riteniamo che anche il tema della deregolamentazione possa essere sottovalutato, con l’amministrazione Trump che sta procedendo rapidamente alla riduzione della burocrazia e l’Unione europea che sta attuando un’importante spinta alla deregolamentazione incentrata sulla semplificazione e sulla competitività industriale. Sono molti i rischi che potrebbero causare volatilità o sconvolgere i mercati nel 2026, tra cui le elezioni di medio termine negli Stati Uniti, i dazi doganali, gli eventi geopolitici, il rallentamento o la delusione degli investimenti legati all’intelligenza artificiale e la ribellione dei mercati obbligazionari contro gli stimoli eccessivi e/o l’inflazione. Detto questo, le nostre prospettive rimangono generalmente costruttive, con una tendenza a privilegiare un mix di settori ciclici e in crescita, nonché il momentum degli utili, quello dei prezzi e i fattori di crescita. Continuiamo inoltre a essere incoraggiati dalla relativa ampiezza della leadership dei fondamentali. Gli indicatori compositi anticipatori (CLI) globali e dei “4 grandi europei” dell’Ocse più recenti, così come la maggior parte dei CLI nazionali, segnalano un’espansione che, sulla base della nostra analisi della performance dei fattori nel corso del ciclo economico, è in linea con la sovraperformance dei titoli con beta più elevato, con forti utili e momentum dei prezzi, nonché di quelli con attributi di valutazione di qualità superiore. D’altra parte, i fattori di qualità, come il ROE e il ROIC, sono rimasti generalmente indietro in questa fase del ciclo economico”.

Qual è l’obiettivo dell’approccio Blended Research?

“L’approccio di investimento Blended Research è pensato per avere un’esposizione positiva a fattori quantitativi quali valore, momentum, qualità e sentiment, oltre che per attingere alle informazioni fornite dal nostro team di analisti fondamentali, controllando al contempo le esposizioni sistematiche quali l’impatto di mercato (beta) e i settori. Pertanto, l’obiettivo dell’approccio è quello di non dipendere da un unico fattore macroeconomico per ottenere una performance superiore alla media, ma di concentrarsi sull’aggiunta di alfa attraverso esposizioni simultanee a diversi fattori, alcuni dei quali possono essere favorevoli mentre altri no. In genere ci concentriamo su fattori intuitivi, basati su fondamentali e progettati per durare nel lungo termine, con l’obiettivo di sviluppare e mantenere modelli che aggiungano valore in una vasta gamma di contesti di mercato. Ad esempio, il fattore momentum dei prezzi è stato un driver significativo in Europa nel 2024 e il tema quantitativo è stato quello che ha contribuito maggiormente al portafoglio in quel periodo. Ciò è in contrasto con il 2025, quando i temi della valutazione e del momentum degli utili hanno contribuito maggiormente ai rendimenti e il momentum dei prezzi ha avuto un impatto neutro. Tale alternanza nella leadership dei fattori è tipica degli orizzonti temporali più brevi e riflette la natura ciclica dei contesti di mercato. Di tanto in tanto ci sono anche periodi in cui più temi si allineano e registrano buoni risultati contemporaneamente, portando a risultati complessivi positivi. Nel corso del 2025 abbiamo osservato un forte contributo derivante dai nostri modelli quantitativi, in particolare dal tema della valutazione. Anche il nostro sovrappeso strutturale sui titoli ‘intersection’, ovvero quei titoli che hanno ricevuto un rating di acquisto sia dalla ricerca fondamentale che da quella quantitativa, ha contribuito alla performance dell’anno. Dal punto di vista settoriale e nazionale, la performance è stata determinata dalle decisioni di selezione piuttosto che da quelle di allocazione. Nel 2025, la nostra performance ha beneficiato di una forte selezione dei titoli in una vasta gamma di settori, con contributi notevoli da parte dei materiali, dell’industria e della tecnologia dell’informazione”.

Quale è il ruolo dei modelli quantitativi e dell’analisi fondamentale nel processo decisionale?

“Alla base del nostro approccio Blended Research vi è la convinzione che la ricerca quantitativa e fondamentale abbiano punti di forza complementari. Se la ricerca quantitativa produce una valutazione sistematica e obiettiva dei fondamentali e della valutazione di una società, la ricerca fondamentale fornisce una analisi più qualitativa e lungimirante dei fondamentali e della valutazione di una società. Riteniamo che le opportunità di alfa uniche di questa strategia non derivino dal modello quantitativo o dai nostri analisti fondamentali in modo indipendente, ma piuttosto dall’investimento nell’‘intersezione’ di queste opportunità”.


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