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Derby Milan-Inter: Estupinan decisivo, campionato riaperto


Tornando al derby, per quanto ricco (9 milioni di incasso), come spettacolo è stato davvero mediocre. Che il Milan giocasse da Milan lo si poteva immaginare; meno che l’Inter, per quanto penalizzata da diverse assenze importanti (Lautaro, Thuram, Calhanoglu, ecc,), si lasciasse imbrigliare così facilmente. Vero che alla fine reclama un rigore abbastanza evidente (mani in area di Ricci trascurato sia dall’arbitro Doveri che dal Var), però la squadra di Chivu ha fatto pochissimo per mettere in difficoltà il Diavolo, sempre a suo agio con questi ritmi da scapoli e ammogliati. Anche Dimarco, di solito tra i più incisivi, ha girato a vuoto sbagliando una facile occasione. Se questa doveva essere la prova di maturità dell’Inter ora tutto si complica. Negli ultimi 7 derby, i nerazzurri ne hanno persi cinque. L’altro dato che fa male è che quest’anno, oltre ai due derby, l’Inter ha perso anche con Juventus e Napoli. Una squadra che corre per il titolo deve saper battere le rivali dirette. A fare i prepotenti con i più deboli sono capaci tutti. Ultimissima notazione: la mancanza di Lautaro, ora si sente.

Napoli-Torino 2-1

Buone notizie per la squadra di Conte che, battendo i granata, blinda la zona Champions. Ma non solo: a poco a poco (quasi) tutti gli infortunati stanno recuperando. E’ tornato Gilmour in regia; si è fatta risentire la potenza di Anguissa e si è rivisto, dopo il lungo infortunio, anche De Bruyne. Se poi aggiungiamo che il brasiliano Alisson (autore dell’1-0) è sempre più decisivo nell’attacco partenopeo (qualcuno azzarda paragoni con Kvaratskhelia… ma è un giudizio rivedibile), possiamo dire che le cose per i partenopei si mettono bene. Vero che Vergara è uscito per una fascite al piede, ma la buona prova di Elmas (che firma il raddoppio) compensa le ansie di Conte. Il Torino di D’Aversa si sveglia solo quando la frittata è fatta. E dopo aver accorciato con Casadei, si mangia il 2-2 con Adams, ancora arrugginito dopo il rientro. Il Napoli vede il sole, il Toro torna nella nebbia. 14 Sconfitte su 28 partite, non fanno ben sperare..

Genoa-Roma 2-1

Ci rimane male Gasperini: e infatti se la prende con il Var, reo di non aver visto un rigore su Konè («Se il Var non l’ha visto cambi mestiere»). Ma il vero problema è che la sconfitta con il Genoa arriva una settimana dopo lo choccante 3-3 con la Juve non ancora metabolizzato. Vero che i giallorossi forse avrebbero meritato il pareggio, però la Roma nel primo tempo non è quasi mai pervenuta. Bene invece De Rossi, che non solo conquista una vittoria fondamentale per la salvezza, ma mette nei guai la sua ex squadra agganciata al quarto posto dal Como e risucchiata nella bagarre Champions con la Juve dietro solo di un punto. E domenica prossima è previsto lo scontro diretto, fuori casa, proprio tra Roma e Como. Insomma, per Gasp, le cose si complicano. La partita di Marassi è stata combattuta ed emozionante. Dopo il vantaggio di Messias (rigore per fallo di Pellegrini), c’è stato l’immediato pareggio di Ndicka. Decisivo è stato Vitinha, subentrato da poco, che, ben servito da Masini, è andato in gol con la difesa della Roma immobile.

Juventus-Pisa 4-0

Non ci ci mettiamo a discutere un bel poker. Quindi facce allegre e tanti auguri a Luciano Spalletti per i suoi 67 anni. Però resta un dubbio: il primo tempo è finito 0-0. E qualche fischio già cominciava a sibilare. Ma qui, in corso d’opera, Spalletti si è inventato un ribaltone promuovendo Yildiz da falso nove e inserendo Boga al posto del fantasma di David. Se poi mettiamo un Conceicao spumeggiante, il poker è fatto: il primo a sbloccare è Cambiaso, che di testa intercetta una pennellata del portoghese. Qui il Pisa cede e diventa tutto facile: il 2-0 è di Thuram, il tris di Yildiz, il quarto di Boga su lancio in contropiede di Locatelli. Concludendo: ok il Pisa è ultimo, non è un test probante. Però questa Juventus del secondo tempo fa ben sperare per rientrare in zona Champions. Aspettando Vlahovic (in odore di riconferma) finalmente un sabato da Juve. Spalletti sta cercando casa a Torino, qualcosa vorrà dire.

Cagliari-Como 1-2

Dove non arriva il gioco, arriva la prodezza: e la squadra di Fabregas, grazie a una stoccata all’incrocio dei pali di Da Cunha, si avvicina sempre più alla Champions. Il Cagliari, penalizzato da molte assenze, forse avrebbe meritato il pareggio per agonismo e volontà, ma l’assenza di un centravanti di ruolo si è fatta sentire. Il Como, visibilmente meno pimpante di altre volte, aveva comunque sbloccato il risultato con Baturina. Ma il pareggio di Esposito nella ripresa aveva illuso gli isolani. «Per noi è stata la vittoria più difficile», ha commentato Fabregas alludendo all’erba del campo non tagliata dai padroni di casa. Un trabocchetto che però è servito a poco.


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