Depuratori non funzionanti e reflui nel Neto: quattro indagati a Belvedere Spinello. C’è anche il sindaco NOMI | VIDEO
La Procura della Repubblica di Crotone ha notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari a quattro persone, contestando loro, a vario titolo, i reati di rifiuto e omissione di atti d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, inquinamento ambientale e abbandono incontrollato di rifiuti speciali pericolosi.
Coinvolti amministratori e dirigenti
Nell’inchiesta dei carabinieri sono coinvolti un ex sindaco, il sindaco in carica e vertici tecnici e finanziari del Comune. I militari della stazione di Belvedere Spinello hanno sviluppato un’attività d’indagine concernente la gestione del servizio idrico integrato e, in particolare, il funzionamento degli impianti di depurazione ubicati nel territorio del Comune di Belvedere Spinello.
I nomi degli indagati
Antonio Giuseppe Amato (sindaco di Belvedere di Spinello), nato a Belvedere di Spinello (KR) il 26-04-1950
Luigi Marrazzo, nato a Crotone il 02-04-1977
Pasquale Diano, nato a Belvedere di Spinello (KR) il 17-06-1960
Rosario Macrì (ex sindaco di Belvedere di Spinello), nato a Crotone il 12-01-1973
Sversamento incontrollato nel fiume Neto
L’attività investigativa avrebbe consentito di ricostruire un quadro di protratte omissioni ritenute rilevanti sotto il profilo penale in relazione agli impianti di depurazione siti in località «Chiusa del Pozzo» e «Chiatrette», che, secondo l’ipotesi accusatoria, non sarebbero stati mantenuti in condizioni tali da impedire lo sversamento continuo e incontrollato di reflui fognari non trattati, con deflusso lungo le linee di drenaggio naturale fino al fiume Neto, nonchè con conseguente impaludamento di aree del territorio comunale e compromissione delle matrici ambientali.
Contestate condotte omissive
Agli indagati vengono contestate, in primo luogo, condotte omissive consistite nel non avere adottato gli interventi ritenuti necessari, per ragioni di igiene e sanità, al fine di garantire il corretto funzionamento degli impianti di depurazione e impedire la dispersione dei reflui non trattati. In particolare, viene contestato che, pur in presenza di una situazione nota da tempo, non sarebbero stati assunti atti concreti e tempestivi idonei a fronteggiare la paralisi depurativa e a tutelare salute pubblica e ambiente. La Procura contesta, inoltre, che, nonostante la formale approvazione delle tariffe del servizio idrico integrato e dei relativi strumenti finanziari, sarebbe stata omessa l’emissione dei ruoli e la riscossione dei corrispettivi dovuti dagli utenti, determinando, secondo l’ipotesi investigativa, una mancanza di risorse essenziali per la conduzione e manutenzione del servizio e creando una stretta correlazione tra la mancata fatturazione, il degrado infrastrutturale e il mancato trattamento dei reflui.
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