Calabria

Depositi costieri, caso ancora aperto a Vibo e a incalzare il sindaco sono i Dem

Una settimana dopo i proclami, il nodo dei depositi costieri sembra già consegnato agli archivi storici. Nella sostanza, la posizione ibrida assunta dal Comune capoluogo – sì alla delocalizzazione ma anche alla concessione per trenta mesi oltre che alla salvaguardia dei posti di lavoro della Meridionale Petroli – sembra né più né meno che una silenziosa via di fuga da una questione di assoluto rilievo.
Tanto che – a quanto pare anche per le vie brevi – c’è chi si trova costretto a rammentare al primo cittadino ed ai suoi più stretti sodali, che ancora la partita non è definitivamente persa. O meglio, che il Comune potrebbe pure giocarsela nonostante i tanti passi falsi, per usare un eufemismo, contati fino a questo punto. Certo, la soluzione, a questo punto, non potrà che essere prospettata, esclusivamente sul medio-lungo periodo. E qualcuno, tra un messaggio e l’altro, proprio dalla sponda del Pd, pare lo abbia suggerito al capo dell’esecutivo. In buona sostanza, la legge 84/94 consentirebbe al presidente dell’Autorità di sistema portuale, autonomamente o su richiesta della Regione o del Comune interessato, di promuovere e proporre al Comitato di gestione, per la successiva adozione, varianti-stralcio al Piano regolatore portuale, inerenti la qualificazione funzionale di porzioni del singolo scalo. Tali varianti sarebbero sottoposte al procedimento previsto per l’approvazione del Prp ed alla procedura di verifica di assoggettabilità della Vas (Valutazione ambientale strategica).
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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