Ddl Bongiorno, un fiume di No dalle associazioni della Basilicata
Ddl Bongiorno, un fiume di No della associazioni della Basilicata. Oggi lungo il Basento la manifestazione contro il disegno di legge. Le associazioni unite da uno slogan semplice: «Se non c’è consenso è sempre stupro»
POTENZA – Associazioni, realtà della società civile, centri antiviolenza, sindacati, reti femministe unite per contrastare la proposta di modifica dell’articolo 609 bis del Codice penale sulla violenza sessuale. «Che rischia – si legge in un comunicato – di produrre un grave arretramento non solo culturale, incidendo sulla vita concreta delle donne che subiscono violenza sessuale. L’approvazione di questo disegno di leggo annullerebbe 10 anni di giurisprudenza della Corte di Cassazione che, in linea con la Convenzione di Istanbul, si era orientata a definire la violenza sessuale come assenza di consenso, riportando sulle donne l’onere di dimostrare di aver resistito alla violenza, di aver detto No, con tutte le conseguenze di rivittimizzazione della donna stessa alla quale abitualmente assistiamo nei nostri tribunali».Il disegno di legge è stato firmato dalla senatrice Giulia Bongiorno (Lega).
TRENT’ANNI DALLA RIFORMA: LA MEMORIA DELLE CONQUISTE STORICHE
«La data del 15 febbraio – spiegano dalle associazioni – non è stata scelta a caso. In questo giorno cade il trentennale della legge n.66 del 1996 del nostro codice penale che ha introdotto la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la moralità pubblica. Per arrivare a questa legge (il cui detonatore fu il “massacro del Circeo” del 29 settembre 1975) votata alla fine trasversalmente da donne e uomini di tutti i partiti, ci fu un iter lunghissimo durato quasi 20 anni che abbracciò l’arco di 5 legislature, compresa un raccolta di 300.000 firme promossa dal Movimento delle donne dell’epoca, e numerose manifestazioni.
Oggi, a distanza di 30 anni, nonostante i dati Istat ci dicano che crescono significativamente le violenze sessuali contro le donne tra i 18 e i 25 anni, e che le denunce siano ferme al 10%, nonostante le direttive internazionali, e le relative condanne dell’Italia da parte della Cedu (la Corte Euopea dei diritti umani) convergano verso un consenso della donna libero e attuale, e nonostante una legge in tal senso votata all’unanimità alla Camera, si è arrivati in commissione Giustizia a questo disegno di legge per noi inaccettabile».
DDL BONGIORNO: DALLA BASILICATA APPELLO ALL’UNITÀ PER DIFENDERE LA LIBERTÀ E IL CONSENSO
«Facciamo appello a tutte le donne e uomini che non vogliono arretrare, soprattutto alle donne, che questa battaglia ci possa vedere il più unite possibile perché alla base della relazione sessuale deve esserci sempre reciprocità e non violenza, perché fare sesso è una scelta e non una costrizione, perché scegliere significa essere libere. E ricordiamoci sempre che i diritti acquisiti non sono per sempre». Il comunicato non ha il solito elenco di sigle in calce: «Riteniamo necessario essere presenti con i nostri corpi, le nostre facce, la nostra storia». La Conferenza delle Donne Democratiche di Basilicata ha annunciato con una nota la propria adesione.
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