Dazi, la Fed lancia l’allarme su inflazione e disoccupazione: “Impatto più ampio del previsto”
Mentre le borse di tutto mondo – compresa Wall Street – collassano sotto il peso del decreto di Donald Trump sui dazi, nessuna rassicurazione arriva dalla Federal Reserve. Il presidente Jerome Powell, intervenendo a un evento in Virginia, ha messo in guardia sull’effetto della guerra commerciale imposta: “È possibile che i dazi possano avere un impatto persistente sull’inflazione, più ampio del previsto”, ha dichiarato, sottolineando che l’aumento dei prezzi nei prossimi trimestri è una possibilità concreta. “Ci troviamo di fronte a prospettive molto incerte con rischi elevati di disoccupazione e inflazione più alte. La nuova amministrazione sta attuando sostanziali cambi di politica in quattro aree distinte: il commercio, l’immigrazione, la politica di bilancio e la regolamentazione. La nostra politica monetaria è bene posizionata per affrontare i rischi e le incertezze mentre attendiamo di capire gli effetti di questi cambi sull’economia” ha dichiarato il numero uno della Fed.
Un avvertimento che arriva mentre il presidente Usa – che ormai da due mesi – spinge pubblicamente per un taglio dei tassi di interesse, cerca di arginare lo tsunami sostenendo che i dazi arricchiranno gli americani. Trump aveva già criticato Powell sul suo social Truth accusandolo di “fare politica”. Ma il numero uno della banca centrale anche questa volta ha ribadito l’indipendenza della Fed, precisando: “Intendo servire per tutto il mio mandato”. Powell, nominato alla presidenza proprio dal tycoon, dovrebbe lasciare secondo la scadenza naturale nel maggio 2026. Ma nei palazzi della Banca centrale Usa era arrivato la prima volta nel 2011 per volontà di Barack Obama.
Powell, avvocato e banchiere, ha descritto un quadro economico in progressivo deterioramento. “L’incertezza è alta e i rischi al ribasso sono aumentati”. Il rallentamento dei progressi verso l’obiettivo del 2% di inflazione, unito al timore di una crescita più debole e di un potenziale aumento della disoccupazione, sembra imporre un approccio prudente: “La Fed è ben posizionata per attendere e valutare gli aggiustamenti necessari”.
Le sue parole, di conseguenza, non hanno rassicurato Wall Street, né gli altri mercati provati da giorni di fuoco e perdite come non se ne vedevano da anni e nei momenti più bui. In un contesto segnato dalle forti pressioni politiche della Casa Bianca su molte le istituzioni (comprese le università), Powell ha ribadito che “non è chiaro al momento quale sarà la politica appropriata” e che la Fed “non ha bisogno di avere fretta”. La banca centrale, ha spiegato, non stima ufficialmente le probabilità di una recessione, ma “chi fa previsioni all’esterno ha aumentato le chance di una recessione”. Trump ha più volte criticato Powell, chiedendo apertamente tagli dei tassi e accusando la banca centrale di interferenze politiche. Powell, tuttavia, ha chiarito che l’indipendenza della politica monetaria “è essenziale per il lavoro della Fed”.
Nonostante l’economia americana (cresciuta con Joe Biden, ndr) resti “vicina alla massima occupazione” e continui a crescere l percorso verso la stabilizzazione dei prezzi si sta rivelando più accidentato del previsto. “I progressi verso l’obiettivo di un’inflazione al 2% sono di recente rallentati”, ha fatto presente il banchiere confermando che l’impatto economico dei dazi sarà probabilmente “più ampio del previsto”.
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