Cultura

David di Donatello 2026 tra sorprese e conferme: i candidati della 71° edizione divisi per categorie

I David di Donatello sono sempre un feedback importante per la situazione cinematografica in Italia. Arrivano dopo gli Oscar e devono, in qualche maniera, tracciare la strada per le possibilità italiane e per determinare il sentiero del prossimo futuro rispetto al destino della settima arte nello Stivale. L’America ispira, ma il tricolore cinematografico deve tornare a sventolare anche rispetto a tematiche fondamentali come l’esportazione di titoli e l’acquisizione di nuovi mercati.

I candidati rappresentano le eccellenze attuali attorno a un’industria, quella cinematografica, che in Italia sta vivendo una fase altalenante. Quest’anno, poi, la necessità principale è sottolineare quanto il cinema italiano debba essere supportato dopo aver appurato che agli Oscar l’Italia cinematografica è stata, quasi sempre, ricordata al passato. I fasti di un tempo non troppo lontano possono, anzi: devono, essere replicati relativamente a stretto giro.

David di Donatello 2026, la 71° edizione tra sorprese e conferme

Numerosi sono i riferimenti a cui attingere e le opere all’altezza della propria fama non mancano. Serve, però, un cronoprogramma adeguato in tal senso affinché le eccellenze italiane possano farsi conoscere nella giusta maniera – e con i tempi più opportuni – anche altrove. I David di Donatello 2026 sono una cartina tornasole di quello che è stato l’anno cinematografico e quel che potrebbe essere un avvenire ricco di sorprese.

Le città di pianura ai David di Donatello 2026
Le città di pianura ai David di Donatello 2026 (Instagram profilo ufficiale) – Cineblog

Un equilibrio fragile tra aspettative, propositi e fatti che devono trovare la loro strada ed essere portati a compimento prima che i rimpianti rubino la scena al talento. Discorso generale che diventa individuale quando ci si rende conto che il 2026, per la prima volta, tre categorie su quattro dedicate alla recitazione divise in sestine anziché cinquine. Un posto in più che dice tutto e non conferma nulla. Tre attrici concorrono sia come migliori protagoniste che come migliori coprotagoniste. Un record che determina affetto e stima da una parte, ma dall’altra può alimentare intrecci e pregiudizi narrativi.

Golino, Bruni Tedeschi e Ronchi doppietta di candidature

L’effetto “circoletto” è dietro l’angolo, anzi: dietro il David. “Vincono sempre gli stessi”. Si è detto quando Paola Cortellesi ha letteralmente sparecchiato l’angolo dedicato ai premi a disposizione. Il contesto era legato alla maestria e la dirompenza del film “C’è ancora domani”. Oggi, invece, chi abbiamo? Le interpreti femminili destinate a contendersi il titolo di miglior attrice protagonista e co-protagonista sono principalmente tre: Valeria Golino con Fuori e Breve Storia D’amore, Valeria Bruni Tedeschi con Duse e Barbara Ronchi con Elisa e Diva Futura.

L’altro aspetto che fa riflettere, oltre le attrici che tendono a monopolizzare determinate candidature, riguarda l’anagrafe dei potenziali vincitori. Su 32 interpreti in gara, per quanto concerne la categoria recitazione, solo due sono gli Under 30: si tratta di Tecla Insolia e Francesco Gheghi, uno per Primavera e l’altro per 40 Secondi (opera sottovalutata in termini di candidati e candidature). Poi c’è l’outsider Matilda De Angelis che, con Fuori, completa la quota 30enni.

Pochi giovani, riscatto degli Under 50

I colleghi precedenti hanno entrambi 22 anni. Tradotto: i giovani sono al di sotto degli standard e, forse, anche delle aspettative. Altra situazione per gli Under 50 che vedono svettare Silvia D’Amico, Anna Ferzetti, Barbara Ronchi, Lino Musella e Vinicio Marchioni. Neo 50enne che passa dal teatro al cinema con egual naturalezza e consistenza. Ogni progetto con l’interprete romano colpisce nel segno. Daniele Vicari, regista di Ammazzare Stanca – Autobiografia di un assassino, ringrazia.

A rappresentare la quota Millenial, invece, troviamo Francesco Sossai (in lizza per la miglior regia) con Le Città di Pianura. Seguono, per la medesima categoria, Greta Scarano con La Vita da Grandi e Alberto Palmiero con Tienimi Presente. I grandi assenti, oltre a Pierfrancesco Favino (che supporterà la moglie Ferzetti in platea), sono Pilar Fogliati e Filippo Scotti. Due forfait che pesano per quello che entrambi hanno dimostrato nei rispettivi progetti che li hanno visti impegnati.

Claudio Santamaria sfida Mastandrea e Servillo, outsider Capovilla e Romano

Il più giovane tra i 5 candidati come miglior attore è Claudio Santamaria, all’età di 51 anni. Gli altri sono: Valerio Mastandrea, Toni Servillo, Pierpaolo Capovilla e Sergio Romano. Gli ultimi due possono essere considerati outsider. Entrambi in grado di stravolgere i favori del pronostico che vedrebbero, in termini di quotazioni, Servillo e Mastandrea in vantaggio.

Le sorprese, tuttavia, non mancano e la 71esima edizione dei David di Donatello vede emergere un titolo particolarmente accattivante: Gioia Mia che rappresenta l’esordio alla regia di Margherita Spampinato. L’opera ha ottenuto due premi al Locarno, inoltre è in corsa per 5 categorie dopo aver incassato più di 400.000 euro al botteghino. Si parla di un lungometraggio costato circa 235.000 euro. È come se Davide arrivasse a battere Golia: i presupposti ci sono tutti con le menzioni per quel che riguarda la categoria di migliore esordio, attrice protagonista (la veterana Aurora Quattrocchi), produzione, sceneggiatura originale e casting. Arrivare a giocarsi certi riconoscimenti, in qualche maniera, è già una vittoria.

Carolina Cavalli grande assente

La questione di genere, tuttavia, si innesta in una manifestazione ambita e contesa: Carolina Cavalli è una delle registe non esordienti cadute nell’oblio per quel che riguarda la formulazione delle cinquine. Se la giocano, dunque, Tre Ciotole di Isabelle Coixet e Diva Futura di Giulia Steigerwalt. Troppo poco se escludiamo le menzioni per le opere prime con Spampinato, Greta Scarano, Alissa Jung, Ludovica Rampoldi. Nei documentari la situazione è diversa: troviamo Ilaria De Laurentiis co-regista in Roberto Rossellini – Più di una vita e Anna Negri per Toni, mio padre.

Inversione di rotta, numericamente parlando, dopo i record dello scorso anno. Quando abbiamo avuto tre donne per la miglior regia e quattro per il documentario. Oggi sono quattro le registe donne in corsa per il miglior esordio dietro la macchina da presa. Il resto è quasi tutto declinato al maschile. C’è una disparita che rappresenta argomenti di riflessione e ipotesi di dibattito. In attesa che i propositi per la parità di genere si trasformino in concretezza dentro e fuori la sala. Altro punto interrogativo lo lasciano le assenze, in termini di candidature, dei due film campioni di incassi al botteghino.

Buen Camino e FolleMente “ignorati” dall’Accademia

Il primo è Buen Camino di Checco Zalone. L’opera che detiene il record di maggior incasso nella storia del cinema italiano contemporaneo ha solo una candidatura ai David. Quella per la miglior canzone originale, un riconoscimento possibile che non rispecchia l’influenza mediatica di un’opera che ha risollevato il sistema cinematografico italiano nel passato recente. Lo stesso si può dire per FolleMente. L’Accademia del Cinema Italiano, che determina le candidature per ogni categoria, lascia fuori due film del genere che trovano spazio solo nell’ambito delle sonorità a dispetto di altre possibilità e riscontri.

Uno scenario simile venne vissuto lo scorso anno da Diamanti e Il Ragazzo dai pantaloni rosa. Film che riempirono le sale, ma ai David vennero “estromessi” per possibili assegnazioni di premi e riconoscimenti. Checco Zalone avrà una sorta di ‘risarcimento’ con il David dello Spettatore, per il record di pubblico in sala, ma non basta a spiegare una penuria simile da parte della giuria di riferimento.




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