Darwin’s Paradox recensione: un piccolo gioco Konami che guarda al passato
Qualche giorno fa mi è capitato di leggere una recensione su Steam di Crimson Desert, in cui un utente sosteneva che quel titolo gli avesse ricordato com’erano i videogiochi prima che la monetizzazione prendesse il sopravvento sull’industria. La riflessione mi ha colpito, al netto del fatto che la condivido solo in parte. In ogni caso, mi ha colpito perché quella stessa sensazione, per quanto mi riguarda, l’ho ritrovata in Darwin’s Paradox!.
Si tratta di una produzione arrivata quasi in sordina in questi giorni, pubblicata da Konami e sviluppata dal piccolo team ZDT Studio, che mi ha ricordato i giochi d’un tempo, senza grosse pretese, che si portano a termine in una o due sessioni, ma che riescono comunque a lasciare un ricordo persistente. Non necessariamente per la loro perfezione, anzi, ma per quella combinazione di atmosfera, ritmo e identità che, col tempo, tende a sedimentarsi nella memoria, spesso smussando anche i difetti più evidenti.
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Cos’è Darwin’s Paradox

Il gioco è un platform bidimensionale che ci mette nei tentacoli di Darwin, un polpo sfuggito alla cattura da parte di un’azienda che sembra voler sfruttare la sua specie per la produzione di un “cibo squisito”. Il tutto è però farcito con un’abbondante spennellata di fantascienza di serie B anni ’50 che dipinge bene il tono generale dell’opera, molto leggero e un po’ sopra le righe.
Il paragone con titoli come Little Nightmares, Inside e Limbo viene spontaneo già nei primi minuti, visto che Darwin’s Paradox! si inserisce di fatto in quel filone di platform narrativi a scorrimento laterale, fortemente basati sull’atmosfera e sulla messa in scena.
Tuttavia, lo fa in modo più “edulcorato”: qui non c’è horror, né violenza esplicita. Al contrario, il tono è accessibile, ironico, sostenuto da una direzione artistica che punta molto sull’espressività del protagonista.
Darwin, pur essendo muto, comunica continuamente con il giocatore grazie a un lavoro di animazione notevole.
Gli occhi, i movimenti, le reazioni agli eventi, tutto contribuisce a costruire empatia: è facile affezionarsi a lui e lasciarsi trasportare in questa avventura. Ed è proprio in queste sequenze, spesso scriptate e dal taglio dal sapore cinematografico, che il gioco raggiunge i suoi picchi qualitativi. Ci sono momenti in cui il polpo viene sballottato da una situazione all’altra, viene inseguito da topi famelici o dal suo acerrimo nemico gabbiano, e il risultato è tanto spettacolare quanto coinvolgente.

Sul piano del gameplay, invece, l’esperienza è più altalenante. Le abilità di Darwin, come aderire alle superfici, muoversi in acqua o interagire con l’ambiente, offrono spunti interessanti, ma vengono sfruttate in modo piuttosto scolastico. Gli enigmi ambientali sono spesso basati sullo spostamento di oggetti o sull’attivazione di meccanismi, e raramente superano la loro funzione di collante.
Anche le sezioni stealth, in cui bisogna evitare nemici o altre creature, aggiungono varietà ma non sempre risultano particolarmente riuscite.
In generale, si percepisce una certa rigidità nella grammatica del design, ed è più bello da vedere e vivere, che da giocare in senso stretto. Anche perché, in caso di errore o fallimento, i caricamenti risultano un po’ troppo frequenti e i checkpoint non sempre sono posizionati in modo ottimale.
Capita di dover ripetere intere sequenze o interazioni già viste, non tanto per una reale difficoltà, quanto per aver semplicemente provato a sperimentare. Nulla di irrimediabile, va detto: sono aspetti che potrebbero essere facilmente ritoccati con una patch, ma che allo stato attuale incidono sul ritmo e sulla fluidità dell’esperienza.
Perché vale la pena

Malgrado i suoi limiti, Darwin’s Paradox riesce comunque a colpire, perché è esattamente quel tipo di gioco che non cerca di essere tutto per tutti, è un’esperienza contenuta, con un inizio e una fine ben definiti, che vuole spingere tanto sulla caratterizzazione del polpo, sulle sensazioni, sulla curiosità.
Non raggiunge la maturità o la profondità dei suoi riferimenti più illustri, ma dimostra chiaramente un’intenzione precisa e, soprattutto, una sincerità progettuale che oggi non è così scontata.
È un gioco con degli alti e bassi, ma i suoi momenti migliori – ce ne sono non pochi – sono sufficienti a giustificarne l’esistenza. E siamo sicuri che sarà uno di quei titoli che, col tempo, si ricordano con affetto, se si apprezza il genere. E, in fondo, non è forse anche questo uno dei motivi per cui giochiamo?
Darwin’s Paradox è disponibile su PC, PlayStation 5, Xbox Series X/S e Nintendo Switch 2 al prezzo di 24,99€.
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