Dani Larkin – Next Of Kin: Canzoni che importunano l’ascoltatore :: Le Recensioni di OndaRock
Una narrazione fuori dagli schemi, un’inquieta trasmutazione goth-folk dove vita e morte scorrono sullo stesso binario, quella di Dani Larkin è un’altra voce irlandese che racconta storie di tormento ed estasi, un viaggio nelle oscure maglie della maturità e della consapevolezza.
“Next Of Kin” è il suo secondo appuntamento discografico, una raccolta di canzoni a tratti ostica e perfino disturbante (“I Wake”), spesso caratterizzata da dissonanze strumentali fonte di atipiche tonalità cromatiche, quelle che già dalle prime note dell’album reinventano l’inno cristiano di “Morning As Broken”, scritto da Eleanor Farjeon nel 1931 e diventato famoso nella versione di Cat Stevens, un brano che Dani Kin scarnifica sia nel titolo, “Morning”, che nella melodia, fino a renderla irriconoscibile e inquietante.
Con allucinata visionarietà, la voce di Dani Larkin scende nelle viscere di un altro classico come “She Moved Through The Fair”, lasciando scorrere la familiare linea melodica su un cantato straziante e accordi di chitarra scheletrici e arcaici.
Il disco è concepito come un viaggio attraverso l’età adulta e le connessioni emotive e spirituali che la caratterizzano: sensazioni come paura, coraggio e amore si alternano in un racconto dai tratti letterari e cinematografici, spesso tortuosi.
“Next Of Kin” più che compiacere l’ascoltatore lo importuna, lo prende per mano accompagnandolo in ambiti sonori familiari (il bucolico e angelico folk di “To Be Enough” ed il romanticismo aulico di “Caledonia”), ma sa essere altresì ingannevole, oscuro, in perenne contrasto tra presente (“David”) e passato (“Love+ Liberation”), pronto a troncare di netto il tutto con l’indolente e mesto addio di “Danny Boy”, appassionante finale di una storia dove non esistono né vinti né vincitori.
22/03/2026




