dall’oro olimpico al film sulla sua storia
Con una discesa perfetta sui pendii dell’Olympia delle Tofane, Federica Brignone ieri mattina ha oltrepassato il traguardo della pista e contemporaneamente il confine della leggenda sportiva per diventare un’icona di resilienza, talento e caparbietà. La vittoria in superG ai Giochi invernali di Milano Cortina a dieci mesi dal terribile incidente ai campionati nazionali rappresenta infatti un’impresa epica, che va al di là del gesto atletico e della conquista dell’oro olimpico.
Lo scorso 3 aprile, dopo aver alzato per la seconda volta in carriera la Coppa del Mondo vinta generale, l’azzurra aveva preso parte allo slalom gigante ai campionati italiani di Moena. Nella seconda manche aveva inforcato una porta con un braccio, perdendo l’equilibrio. Il danno alla gamba sinistra – è bene rammentarlo – è stato di quelli che di norma conduce al ritiro, specie se si hanno già 35 anni e se in fondo lo sport ti ha già dato tutto: frattura scomposta pluriflammentaria del piatto tibiale e della testa del perone e rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio.
Ma il fato avverso non aveva fatto i conti con l’appuntamento che “La tigre di La Salle” aveva da tempo cerchiato in rosso sul suo calendario: le Olimpiadi invernali in casa per agguantare l’unica medaglia che mancava al suo palmares, l’oro nella manifestazione a Cinque cerchi.
La campionessa valdostana non ha mai rinnegato la scelta di partecipare ai tricolori, in segno di rispetto agli atleti più giovani, e non ha mai voluto rivedere la caduta. Ha deciso di guardare avanti e rimettersi in piedi: camminare (anche questo non era così scontato), poi correre, poi tornare a sciare, e poi a vincere. Un percorso che ora diventerà un film (è stato realizzato da una casa di produzione internazionale) di grande impatto.
In poco più di 300 giorni, Brignone si è lanciata all’inseguimento di questo sogno, tra operazioni, la riabilitazione al J Medical di Torino, circondata dai suoi affetti e dal suo staff – tra i più fidati e storici collaboratori, quelli di Deborah Compagnoni, come lo skiman Mauro Sbardellotto e Giulia Mancini per la cura dell’immagine – le prime prove sugli sci appena qualche settimana fa, fino al cancelletto di partenza sulle Tofane, con davanti le curve di un superG tecnico che ha mandato in tilt tutte le avversarie.
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