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Dall’Empoli all’Udinese, le due settimane che hanno messo a nudo la Juventus

TORINO – Il sottinteso di molte delle cose dette da Massimiliano Allegri subito dopo la sconfitta con l’Udinese è piuttosto chiaro: abbiamo vissuto mesi al di sopra delle nostre possibilità, adesso siamo rientrati nella nostra corretta dimensione. Che non è certo quella di una squadra che mette insieme un punto in tre partite, ma di una formazione non in grado (come tutte, per altro) di contrastare la forza dell’Inter sì. “Siamo in linea con gli obiettivi della stagione”, ha ribadito l’allenatore, che ha sempre indicato il quarto posto come traguardo ragionevole. Ora lotta per il secondo. “E forse abbiamo fatto più punti di quelli che tutti pensavano”, tecnico e giocatori inclusi. “Il di più era stare attaccati a una squadra costruita per vincere. Abbiamo tentato di star loro addosso, però non vuol dire che adesso diamo tutto per perso”.

Troppi episodi, poco gioco

La sensazione, insomma, è che per sei mesi la Juventus sia faticosamente e orgogliosamente resistita a un livello quasi inaccessibile per le sue forze, mettendo assieme risultati e punti in modi certe volte rocamboleschi, e che adesso qualcuno le stia presentando il conto: questo tracollo improvviso dice molto della squadra che la Juve è e ne smaschera il dispetto principale. È una formazione episodica, nel senso che in questi mesi ha perseguito il risultato basandosi sulla capacità di cogliere l’attimo e curando i particolari più che il quadro generale, ma quando gli episodi le si sono rivoltati contro (l’espulsione di Milik con l’Empoli, l’autorete di Gatti a San Siro, il gol di sponda di Giannetti lunedì sera), non ha saputo trovare una soluzione alternativa, un flusso di gioco, un’idea collettiva.

L’inutile possesso palla

E proprio queste partite hanno messo a nudo l’estemporaneità del gioco offensivo dei bianconeri, che i risultati avevano velato. Contro l’Udinese, non sono riusciti a farci nulla del 70 per cento di possesso palla, si sono sostanzialmente affidati alle soluzioni personali di Cambiaso e Chiesa, il quale non ne ha azzeccata una, confermando di non avere uno scheletro di gioco in grado di raddrizzare in qualche modo le giornate storte.

Tutti gli errori di Allegri tra Empoli, Inter e Udinese

In queste ultime tre partite ha fortemente deluso anche Allegri, che dopo mesi di lavoro eccellente su una squadra “costruita con tanti giocatori con poca esperienza per vincere il campionato”, si è incartato quando il livello di condizione e convinzione è calato, o forse soltanto quando ha cominciato a soffiare qualche vento contrario. Contro l’Empoli, ha reagito all’espulsione di Milik rifugiandosi nella prudenza, preferendo non correre il rischio di perdere, rinunciando a quello di vincere e accontentandosi di un punto probabilmente irrilevante. A San Siro si è presentato col chiaro obiettivo del pareggio, accettando il divario di valori rispetto all’Inter ed evitando di sfidarla con quel minimo di spavalderia necessario per realizzare un’impresa quasi impossibile, o almeno di provarci. E contro l’Udinese Max, di solito acutissimo nell’interpretare al volo le necessità della partita, si è ingarbugliato in una serie di operazioni che hanno solamente peggiorato la situazione: dopo l’intervallo è passato al 4-3-3 con un terzino (Cambiaso) all’ala; ha tolto lo stesso Cambiaso dalla fascia sinistra dove stava imperversando; ha tardato a sostituire il disastroso Chiesa; ha affiancato a Milik un altro colpitore di testa, Cerri, senza però inserire il miglior crossatore della rosa, Kostic, e togliendo il migliore in campo, Cambiaso; ha improvvisato due moduli, il 4-3-3 e il 4-2-4, che la squadra non pratica da tempo.

Le discussioni sul futuro, tra la Champions e Allegri

Le serate storte capitano, ma quando diventano lunghe due settimane comincia a essere preoccupante, anche se Allegri ha ragione quando dice che non bisogna svilire il lavoro che la Juve ha fatto fin qui: i risultati della prima metà del campionato sono stati sicuramente superiori al valore oggettivo della rosa, che tuttavia in Italia rimane inferiore soltanto a quella dell’Inter (e a nessuno per costi dei cartellini, a dimostrazione di quando abbia comprato male il club prima che la vecchia dirigenza venisse azzerata). Il futuro immediato non può preoccupare perché la qualificazione alla Champions League è sostanzialmente blindata, ma saranno le settimane decisiva per stabilire quello di Allegri, che sarebbe indiscutibile con un secondo posto a ridosso dell’Inter ma diversamente viene messo in discussione, e bilateralmente, perché i dubbi se proseguire o meno assieme sono tanto suoi quanto della società. La chiave sta nella risposta a questa domanda: con un altro allenatore, la Juventus avrebbe più punti di quanti ne abbia fatti Allegri? Secondo noi no, ma è un parere ininfluente.


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