Trentino Alto Adige/Suedtirol

Dalle staminali nuova vita ai malati: “Risultati fino a pochi anni fa impensabili nella cura delle malattie del sangue” – Cronaca



BOLZANO. «Le staminali? Salvano vite. Oggi otteniamo risultati fino a qualche decennio fa impensabili nella cura delle malattie del sangue. Leucemie, mielomi e linfomi. Le cellule di pazienti e donatori vengono da noi raccolte e conservate in una “banca” all’interno appositi tank di acciaio, a 196 gradi sottozero».

Cinzia Vecchiato dirige il servizio aziendale di Immunoematologia e Trasfusionale del San Maurizio, Centro di riferimento per le staminali di tutto il Trentino Alto Adige. «Siamo un team affiatato con un unico obiettivo, operare al meglio per aiutare i malati. Raccogliamo, lavoriamo e conserviamo le cellule staminali che hanno la capacità di rigenerare le cellule del sangue e del sistema immunitario. In alcuni campi la loro applicazione è già realtà, come per la cura di alcune malattie del sangue, in altri sono in corso varie sperimentazioni».

La primaria spiega che il trapianto di staminali ematopoietiche è prassi consolidata, come detto, per curare leucemie, mielomi e linfomi. «Si tratta di cellule immature che si trovano principalmente nel midollo osseo, capaci di generare tutti i tipi di cellule del sangue, ovvero globuli rossi, globuli bianchi e piastrine».

Ma cosa intendete per trapianto? «La sostituzione di midollo osseo malato o non funzionante, con cellule staminali sane in grado di rigenerare tutte le cellule del sangue, ricostituendo le normali funzioni ematologiche e immunologiche».

Il trapianto è di due tipi. «Può essere autologo (trapianto di staminali dello stesso paziente dopo opportuno trattamento) o allogenico (trapianto da donatore sano). In quest’ultimo caso è indispensabile reperire un donatore con caratteristiche genetiche compatibili con quelle del ricevente. Lavoro importantissimo».

Il servizio lavora a stretto contatto con l’Ematologia dell’ospedale – reparto di eccellenza diretto dal primario Atto Billio – l’unico centro in regione a trattare alcuni tipi di leucemie e l’unico a eseguire il trapianto di midollo osseo allogenico.

Una procedura che sostituisce il midollo osseo malato di un paziente con cellule staminali sane prelevate da un donatore compatibile, sia esso un familiare o volontario iscritto nei registri internazionali. Il servizio guidato da Vecchiato ha al suo interno due settori integrati, fondamentali nella gestione delle staminali.

Il primo è l’Aferesi terapeutica – di cui è responsabile la dottoressa Milena Pintimalli – che segue pazienti e donatori e raccoglie le cellule: «Si tratta di una procedura medica attraverso la quale separiamo le componenti del sangue, con un separatore cellulare e ne preleviamo selettivamente le staminali».

Il team dell’Aferesi si compone anche di cinque infermiere professionali: Nadia Sciascia, Luana Viaro, Barbara Rungger, Anika Nicolussi e Laura M. Costea. Il secondo settore è l’Istituto dei tessuti (Tissue establishment) “banca” e “unità specializzata” che lavora, conserva, stocca e distribuisce le cellule umane necessarie ai trapianti. Si occupa di criomanipolazione cellulare a -196 gradi, conservazione nei tank a vapori di azoto e rilascio di staminali all’ Unità clinica di trapianto. Responsabile clinico è il dottor Francesco Maniscalco che viene affiancato da tre tecnici di laboratorio biomedico Katia Giacomuzzi, Nicola Marsala e Ivan Doliana.

«La nostra è una realtà interna al servizio Trasfusionale che fa da trait d’union con il Centro trapianti, che agisce come fulcro della gestione dei prodotti cellulari nell’ambito del cosiddetto “Programma Trapianti”». L’Istituto tessuti sta già guardando avanti.

«Sì – spiega il responsabile – è in atto un processo di accreditamento di eccellenza che permetterà a breve anche la gestione, insieme al Servizio di Farmacia, dei cosiddetti CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T cell), vere e proprie “terapie viventi. Si tratta di cellule raccolte a Bolzano dal settore Aferesi, ingegnerizzate in apposite facilities farmaceutiche esterne e stoccate da noi per rendere disponibile nel più breve tempo possibile un’importante terapia anticancro di nuova generazione. E questo per tutti i pazienti del Trentino Alto Adige». Unico obiettivo salvare vite.




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