Friuli Venezia Giulia

Dalle profondità dell’oceano Atlantico i terremoti, la nuova scoperta firmata Università di Trieste

30.08.2025 – 07.01 – Risiede forse negli oceani una delle cause indirette dei terremoti. Una ricerca europea, capitanata dall’Università di Lisbona, ma con una presenza dell’Università di Trieste, ha studiato un’area dell’Oceano Atlantico ritenuta causa di uno ‘scivolamento’ di una sezione di placca, lo strato più esterno della Terra. Tecnicamente si scrive di ‘delaminazione della litosfera’ e questo affondamento verso il basso viene considerato una tra le cause degli eventi sismici. Tuttavia era stato finora osservato solo nei continenti, mai negli oceani; pertanto la scoperta, pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Geoscience, potrebbe essere una pista onde prevedere con maggiore efficacia i terremoti.

Grazie all’impiego di sofisticate tecniche di tomografia sismica, che utilizzano le onde generate dai terremoti per investigare la struttura interna della Terra a grandi profondità, i ricercatori hanno infatti identificato un’anomalia ad alta velocità che si estende fino a 250 chilometri sotto la Piana Abissale di Horseshoe, una regione situata a sud-ovest della Penisola Iberica, al confine tra la placca africana e quella eurasiatica, un’area riconosciuta per la sua intensa attività sismica e che è stata scenario di eventi storici come il terremoto di Lisbona del 1755 (M8.5 – 8.7) e quello di San Vincenzo del 1969 (M7.9).
In questa zona, nonostante l’assenza di segni superficiali evidenti quali deformazioni del paesaggio o formazioni montuose sottomarine, un segmento di litosfera oceanica risulterebbe in fase di subduzione verso il mantello terrestre, generando così nuove faglie. Questo processo, facilitato dalla presenza di un’estesa zona serpentinizzata che funge da livello di debolezza, potrebbe fornire una spiegazione per l’origine dei terremoti di elevata magnitudo che hanno sempre caratterizzato la regione.

Chiara Civiero, geofisica e ricercatrice presso il Dipartimento di matematica, informatica e geoscienze dell’Università di Trieste, coautrice dello studio e responsabile delle analisi tomografiche, ha commentato: “Questa scoperta apre nuove strade per comprendere l’evoluzione delle primissime fasi di subduzione oceanica con importanti implicazioni per la tettonica a placche. Se anche aree senza evidenti faglie superficiali, come la Piana Abissale di Horseshoe, possono essere soggette a forti terremoti, emerge la necessità di rivedere i modelli di pericolosità sismica per includere processi profondi e strutture non mappabili con metodi tradizionali”.

[z.s.]




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