Dalla ricerca clinica più debole ai fondi contati: il riordino degli Irccs non affronta i veri nodi
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in data 27 marzo 2026 il Decreto Legislativo per il riordino degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS). La mia esperienza di 45 anni di attività clinico-scientifica svolta nell’IRCCS Nazionale Tumori Regina Elena di Roma in larga parte nel ruolo di Primario di Oncologia Medica e Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica nonché per circa 8 anni anche Direttore Scientifico, mi consentono di formulare giudizi ed opinioni su questo settore della Sanità e della Ricerca derivanti dalla mia lunga esperienza maturata ed anche dalla particolare affezione ed attaccamento a questi Istituti, la cui istituzione è stata un’idea particolarmente brillante e fortemente positiva per la comunità dei pazienti italiani.
Si tratta di Istituti il cui obiettivo primario è di svolgere la duplice funzione di una assistenza clinica di alto livello e della ricerca traslazionale e clinica la cui qualità è soggetta a monitoraggio attraverso i parametri di valutazione oggettiva internazionalmente utilizzati quali il numero delle pubblicazioni scientifiche, l’Impact Factor, l’H-index, il numero di Trials clinici con Ruolo di Coordinatore, o con semplice partecipazione ed il numero complessivo di pazienti arruolati negli studi clinici nonché la mobilità attiva di pazienti sia a livello Nazionale che Internazionale. Il Decreto di Riordino affronta alcuni temi collaterali ma non affronta nessuna delle problematiche principali attuali che se non risolte porteranno in breve, e già se ne avvertono le avvisaglie, al disfacimento di questi Istituti e della loro funzione nel SSN. I punti principali affrontati della Riforma sono i seguenti:
– Sostenere il lavoro del Direttore Scientifico attraverso la figura di un Consulente esperto, una sorta di Senior Consultant che può affiancare il Direttore nel suo lavoro. Si tratta di esperti anche già in pensione cui viene assegnato un compenso non trascurabile che comunque deve rientrare nel finanziamento complessivo già assegnato agli IRCCS, senza alcuna aggiunta economica da parte del Ministero. Si modifica anche, in caso il Direttore Scientifico sia un Professore Universitario, l’art. 5 del DL 200 e quindi il Professore Universitario che potrà essere anche a tempo definito avrà due diversi datori di lavoro, l’IRCCS e l’Università, e cumulerà due stipendi superando quindi ampiamente i tetti già previsti. A questo riguardo è importante sottolineare che gli IRCCS hanno bisogno di avere Direttori scientifici non a mezzo servizio, avendo una funzione che necessita che tutto il tempo sia dedicato all’Istituto, e senza che sia costretto a dirimere con se stesso quotidiani potenziali conflitti di interessi tra i 2 principali datori di lavoro, oltre a quelli che gli fornirebbero consulti e consulenze che comunque devono essere possibili.
– Si intendono anche rafforzare il ruolo e le attività delle Reti di Ricerca che diventano Associazioni riconosciute con una loro personalità giuridica e potranno aprirsi anche ad altri Ospedali del SSN o all’Università e Centri di Ricerca pubblici di altissima qualità anche come Centri di Ricerca traslazionale sanitaria e potranno ricevere finanziamenti diretti per portare avanti progetti quadriennali, finanziamenti che comunque graveranno sempre sullo stesso budget complessivo degli IRCCS sottraendo risorse ai singoli IRCCS stessi. Pur condividendo concettualmente questa idea, l’esperienza pregressa soprattutto della Rete Alleanza Contro il Cancro istituita molti anni fa dal Ministro Sirchia e di cui sono stato Segretario Generale, allo scopo di finalizzare progetti che avessero come obiettivo primario il beneficio immediato nei risultati offerti ai malati di cancro, si è sviluppata successivamente nel sostegno di iniziative di Ricerca di base che non hanno comportato il raggiungimento dell’obbiettivo a suo tempo prefissato, quindi senza nessuna ricaduta favorevole ed a breve termine per gli ammalati stessi. L’apertura dell’accesso a queste Reti, di Ospedali vari e di Università ed altri Centri di Ricerca cancella la vecchia normativa che stabiliva requisiti precisi per l’accesso delle varie strutture alle Reti degli IRCCS. Giova anche considerare che oggi già esistono Reti regionali che hanno un notevole impatto clinico e garantiscono una diretta ricaduta sull’assistenza ed altre Reti, come quella di AIFA o ISS che non sono connesse alle Reti IRCCS.
Le Reti degli IRCCS dovrebbero avere una diretta ricaduta sull’attività di ricerca traslazionale per il trasferimento alla ricerca clinica rivolta direttamente ai pazienti ed un potenziamento degli studi clinici che negli ultimi anni si sono invece molto indeboliti e collocano il nostro Paese solo al quarto posto dopo Spagna, Germania e Francia per numero di studi clinici afferenti alla Piattaforma Europea di cui al Regolamento UE n. 536/2014. Si è anche assistito ad un notevole indebolimento negli ultimi anni della ricerca clinica no profit rispetto a quella sponsorizzata dalle Aziende Farmaceutiche (17% vs 83% degli studi).
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