Dalla bolletta elettrica al pieno, in Calabria la crisi energetica è un cappio

Piove ancora sulla Calabria. Piovono, soprattutto, aumenti mentre le saracinesche si alzano a fatica, i distributori di carburanti vengono presi d’assalto, e nei bar il caffè si paga, ormai, senza più guardare il resto. La normalità, qui, ha assunto il tono opaco di numeri che la crisi moltiplica velocemente. Oggi, l’ennesimo segnale arriverà dalle bollette elettriche. Ed è stata Arera (Autorità di regolazione per Energia Reti e Ambiente) a comunicarlo. Da questa mattina (e non è un pesce d’aprile) è previsto l’aumento dell’8,1% per i clienti più fragili. È l’effetto delle tensioni globali che scende lungo la filiera e si depositano nei bilanci familiari. La crisi in Medio Oriente continua a comprimere i mercati energetici, e la Calabria ne avverte l’eco più lunga. L’energia torna a essere un costo pesante, instabile e imprevedibile che grava sui bilanci dei più deboli.
Carburanti e rincari
Ma non c’è solo il prezzo della luce. La benzina e il gasolio definiscono, più di qualsiasi altro indicatore macroeconomico, ciò che è accaduto nei bilanci di imprese e famiglie. In tre mesi il diesel è salito di oltre quaranta centesimi al litro: tradotto, un pieno medio costa almeno venti euro in più. Si tratta di una stangata che si accumula nei conti domestici e, soprattutto, nei costi delle piccole attività. In Calabria, i rincari alla colonnina pesano più che altrove.
Autotrasporto in tensione
Non sorprende, allora, che la tensione si sia spostata sul fronte dell’autotrasporto. I camion restano fermi, o minacciano di farlo. Le piazze si riempiono di assemblee permanenti, i toni si irrigidiscono. Il settore parla apertamente di emergenza. Il gasolio sopra i due euro al litro non è più sostenibile per aziende già esposte a margini sempre più ridotti e a una committenza che fatica a riconoscere gli aumenti. Un campo minato che dà forma alla crisi attuale nella catena che lega il costo dell’energia al prezzo finale delle merci.
Scorte e scenari
Nel frattempo, ai distributori compaiono sempre più spesso cartelli di esaurimento scorte. Non si tratta solo di un problema di prezzo, ma di disponibilità effettiva di scorte. Le tensioni nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per i flussi energetici globali, si riflettono anche nei depositi locali. La percezione è quella di una scarsità di materia prima che non riguarda soltanto il presente, ma anticipa scenari peggiori. E mentre si avvicina la scadenza del taglio delle accise (prevista per martedì 7 aprile), il rischio è che il prossimo rialzo sia ancora più violento e più difficile da assorbire.
Le imprese e la transizione
A rendere il quadro più fragile è il clima che si respira tra le piccole e medie imprese. La protesta di Confapi Calabria segna la frattura con il Governo. La riduzione delle risorse destinate alla Transizione 5.0 viene letta dal vicepresidente nazionale, Francesco Napoli, come una rottura del patto implicito tra Stato e sistema produttivo. Le aziende avevano pianificato investimenti, assunto rischi, orientato strategie. Ora si trovano davanti a un ridimensionamento che, in un contesto già segnato dall’aumento dei costi energetici e logistici, rischia di rallentare, se non proprio di bloccare, i processi di innovazione. Del resto, in Calabria il tessuto economico è costituito in larga parte da imprese di piccola dimensione e ogni variazione di scenario pesa più che altrove. La transizione tecnologica è una necessità per restare nel mercato. Ridurre gli strumenti significa comprimere le possibilità di essere competitivi.
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