Friuli Venezia Giulia

Dalla Belle Époque al WiFi: la metamorfosi di Smolars a Trieste

28.03.2026 – 16.00 – Nella Trieste di un tempo, Smolars era sinonimo di quaderni e stilografiche dal pennino appuntito. Generazioni e generazioni si sono incrociate all’interno della storica cartoleria cittadina. Vi arrivavano gli studenti delle scuole e, dopo che fu inaugurato l’Ateneo, anche quelli universitari, non solo triestini: il negozio era considerato un punto di attrazione, un tratto tipico della città, noto anche al di fuori dei suoi confini. Per non parlare dei professionisti del settore impiegatizio, doganale, commerciale e degli altri colletti bianchi di una città dal glorioso passato emporiale come Trieste. La Smolars è stata a tutti gli effetti un’istituzione cittadina, con alle spalle una storia più che centenaria, interrotta esattamente dieci anni fa, ma il cui spirito non si è mai del tutto spento. Dove in passato sorgeva la tradizionale cartoleria, oggi non è rimasto uno spazio vuoto, infestato dai fantasmi. Ma sono nate altre attività, adattate alle nuove esigenze dettate dai cambiamenti intercorsi nell’economia cittadina e nel mondo del lavoro: una moderna cartoleria cinese da un lato e, dall’altro, un coworking che a lavoratori e studenti offre il WiFi. Come se esistesse un genius loci che continua ad aleggiare sopra gli spazi anche quando questi mutano forma. Ma partiamo dall’inizio. Era il primo ottobre 1872 quando Ludovico Smolars inaugurò una cartoleria, all’interno di un edificio dove oggigiorno sorge Palazzo Galatti. La cartoleria si trasferì poi, nel 1876, in Casa Luzzatto, tra via Roma e Milano. Nel 1903, con il nome di Smolars, fu avviata anche una tipografia destinata ad avere grande successo. Il trasferimento ‘definitivo’ della cartoleria avvenne nel 1908, quando trovò sede in via delle Poste, oggigiorno via Roma.

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A questo punto, la storia della Smolars si interseca con quella dell’allora Palazzo Terni, oggi chiamato Casa Terni Smolars. In quello stesso 1908, la cartoleria, mantenendo attiva la sede centrale, aprì infatti anche una succursale, favorita dalla forte crescita che caratterizzò Trieste nei decenni precedenti alla Grande Guerra. Il nuovo punto vendita trovò posto proprio a Palazzo Terni (in un secondo momento ribattezzato Casa Smolars). Prodigio della Trieste della Belle Époque, l’edificio era stato costruito due anni prima, nel 1906, su progetto dell’architetto Romeo Depaoli e con finanziamento del cavalier Augusto Terni. Sotto il profilo architettonico, negli esterni, la Casa è in realtà suddivisibile in tre edifici. La parte centrale, leggermente rientrante, alterna un florilegio di colonnine, terrazzini, lesene e paraste: il palazzo è ‘plastico’, è una scultura esso stesso, con chiaroscuri quasi violenti per le contrapposizioni che vi si sviluppano. Lo spazio commerciale si affacciava su via Mazzini, con la facciata principale rivolta invece verso via Dante. Il lotto utilizzato dalla cartoleria divenne proprietà di Costanza Carniel Smolars, mentre fino al 1950 vi lavorava, sempre al primo piano, l’incisore Alessandro Villa. Il pianoterra e il mezzanino recuperano infatti l’idea di Max Fabiani delle grandi vetrate per esporre le merci dei negozi, mentre al primo e al secondo piano fanno capolino archetti ribassati. Sollevando lo sguardo, è poi possibile notare, sempre al primo piano, due balconate angolari all’incrocio con la via; ringhiere in ferro battuto e archi a tutto sesto proseguono il gioco di luci al terzo piano. Uno dei ‘pezzi’ centrali dell’edificio rimane la grande finestra, perfettamente circolare, affiancata da due sculture femminili di Paolo Rathmann. L’ultimo piano presenta la loggia, con i caratteristici modiglioni in pietra e, soprattutto, le vezzose cupolette in piombo. Curiosità: la struttura in ferro battuto sospesa all’angolo tra via Mazzini e via Dante sosteneva un tempo proprio l’insegna della Smolars. Se la parte esterna è ancora oggi cristallizzata nel suo aspetto del 1908, gli interni sono stati ristrutturati nel 1970. La filiale Smolars chiuse dieci anni dopo, nel 1980.

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Ma torniamo ancora per un momento indietro nel tempo, nella Trieste tra le due Guerre, seguendo il filo della saga aziendale. Nel primo Dopoguerra, la scomparsa di Ludovico Smolars comportò un allargamento della famiglia. La nipote Costanza sposò Luigi Carniel: ebbero tre figli, rispettivamente Antonio, Dante e Luisa. Dante fu un importante schermidore, partecipante alle Olimpiadi dell’interguerra e con legami con la ‘gloriosa’ Società Ginnastica Triestina; Luisa sposò lo scrittore Scipio Slataper. Un ulteriore grande cambio di marcia avvenne dopo il Secondo conflitto mondiale, all’inizio degli anni Sessanta, quando la vedova Slataper, rimasta sola alla conduzione dell’azienda, scelse di farsi affiancare dal socio Paolo Paladini: già attivo con lo Jutificio Triestino, nonché in ambito edile, in passato, a partire dal 1936, aveva presieduto anche il collegio sindacale Smolars. La gestione Paladini continuò dagli anni Sessanta fino ai giorni nostri. La storica cartoleria continuò infatti a esistere sotto l’insegna di Smolars fino alla fine del 2016, quando la chiusura di ordine economico fu dovuta alla concorrenza e, più in generale, al progressivo declino che aveva caratterizzato gli ultimi anni di attività. Sono rimasti impressi nella memoria collettiva cittadina quei giorni che precedettero il Natale di dieci anni fa. L’annunciata chiusura fu accompagnata da grandi sconti e ultimi saluti da parte degli affezionati clienti. E poi, come una fiaba, la storia della cartoleria Smolars finì in un giorno di dicembre.

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Continuarono e continuano tuttora invece a esistere, sotto altre spoglie e come due entità separate, sia il punto vendita dedicato alla cancelleria, sia il nome Smolars. È come se l’antica cartoleria non fosse mai del tutto scomparsa, ma si fosse evoluta in nuove realtà, che portano seco tracce impalpabili di quelle antiche. Dove un tempo sorgeva la sede centrale della cartoleria Smolars, al civico 22 dell’attuale via Roma, oggi si trovano infatti un punto vendita Az Carta e uno spazio di coworking. Quest’ultimo è il “Cowo Trieste Centro @ Smolars”, nato su iniziativa della medesima famiglia Paladini. Offre la possibilità di usufruire di singoli uffici temporanei, postazioni lavorative condivise, sala riunioni o aula per attività formative. Lo spirito dell’antica cartoleria è in qualche modo rimasto nel servizio, rivolto a studenti ma soprattutto ai tanti lavoratori del terzo settore, oggi come allora tipici di una città come Trieste. Solo che, nel passaggio epocale dall’analogico al digitale, adesso hanno bisogno di utilizzare WiFi, scanner e stampanti, più che di acquistare quaderni e penne stilografiche. La richiesta di prodotti di cancelleria, tuttavia, non è del tutto scomparsa nella Trieste del ventunesimo secolo. Tanto che, allo stesso indirizzo di via Roma 22, oggi si trova appunto anche un negozio Az Carta. Az è il colosso dei prodotti per la casa. Nei nove negozi della catena, di cui otto a Trieste e uno a Udine, si trova di tutto: da casalinghi ed elettrodomestici (iconiche sedi Az Casa) al necessario per la cura degli animali d’affezione (succursale Az Pet). Le filiali Az Carta offrono migliaia di moderni prodotti di cartoleria: i titolari, appartenenti all’imprenditorialmente vivace comunità cinese cittadina, hanno in questo modo a loro volta mantenuto in vita lo spirito dell’edificio in via Roma.

Approfondimento a cura di Lilli Goriup e Zeno Saracino

[l.g.] [z.s.]

La città che resta e quella che cambia




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