Dal delirio olimpico al FOG Festival: mai visti a Milano contrasti così plateali
Una volta a Milano, anche verso primavera, si malediva o s’invocava la scighêra, la nebbia che accecava e rendeva il mondo intorno quasi ovattato. Adesso che il dialetto è finito in soffitta e la ‘scighêra’ pure, con tante altre sfumature, nel mondo anglofono turbo-capitalista del riscaldamento globale, si usa magari chiamare la nebbia anche ‘fog’, ma il senso è sempre anche lo stesso. E così, sarà proprio un festival internazionale denominato FOG – dedicato alle arti performative, ovvero teatro, danza e rappresentazioni varie dal vivo -, a segnare idealmente il punto di svolta nella metropoli lombarda. Quasi a cancellare il delirio olimpionico invernale, la rassegna di Triennale Teatro riprende possesso dello stesso Palazzo di viale Alemagna espugnato per settimane alla cultura per mettere a dimora la cosiddetta ‘Casa Italia’. E ricomincia in grande, con una sequenza di appuntamenti sold-out, che si aprono con la nuova performance di Romeo Castellucci, regista guru cesenate di fama europea, intitolata ‘Credere nelle maschere’ e dedicata proprio alla magia del teatro e dello spettacolo, e con il nuovo ‘Mami’ del giovane greco-albanese Mario Banushi, considerato la promessa del post-teatro europeo [in foto].
Un bel segno, di un’altra città, di un pezzo di borghesia che è rimasto aperto al mondo e non solo a quello degli affari, che servirà a cancellare in fretta il ricordo di MilanoCortina2026, con la cerimonia-beffa nel ‘destruendo’ Stadio e con tutto il carico d’ipocrisia, di retoriche sportive e di slogan nazionalisti persino nelle pubblicità. La città ha subito il clou delle Olimpiadi invernali nella sua veste più odiosa, di metropoli Premium per turisti ricchi e indifferenti, con decine e decine di homeless che s’aggiustavano a dormire negli anfratti delle stesse vie del centro sfregiate per giorni dall’invasione delle scorte a sirene spiegate, degli odiosi armigeri dell’ICE trumpiana coi passamontagna calati, dei servizi segreti del Qatar in addestramento e della nostre polizie tutte, impiegate all’uopo per scorrazzare con orribili suv e persino mitra spianati un nugolo di ospiti di Stato e del fantomatico sport mondiale.
Mai si sono visti contrasti così plateali. Parlando solo di sicurezza, da una parte ecco il codazzo del vicepresidente americano Vance che occupa un intero hotel di lusso e va in giro con trecento guardiani-killer a stelle e a strisce; dall’altra, per esempio, i tanti disgraziati ingaggiati per quattro soldi, attraverso una primaria società d’intermediazione del lavoro che sponsorizza l’Olimpiade stessa: arrivavano già in divisa a prender servizio in un impianto sportivo appena tirato a lucido a Milano, magari dopo una notte sul pullman che li ha raccolti in Puglia, senza nemmeno diritto alla pausa pranzo. Non va dimenticato che in questo settore si è registrata anche una prima vittima del lavoro, il sorvegliante di Brindisi morto a Cortina nel gabbiotto di un cantiere olimpico dopo le notti più fredde.
Già, chissà quanto orribile sfruttamento del lavoro si è consumato, nei cantieri e negli stadi, anche intorno a questo ‘evento’ pubblico. Ci sarà materia prossima ventura per il pool della Procura di Milano che si è meritoriamente specializzato nelle indagini sul caporalato, sempre che qualcuno non s’approfitti di una legge o di un referendum per provare a mettere il bavaglio ai magistrati scomodi. Negli stessi giorni olimpionici dell’iper-turismo e del bombardamento televisivo, con il boom di consegne di cibo, è maturata pure l’inchiesta sui rider di Glovo, che sancisce nero su bianco di un’altra realtà economica che prospera sul nuovo schiavismo nella Milano Premium di questi anni. Analoghe vicende giudiziarie hanno colpito clamorosamente il mondo della moda e persino quello della cultura, con provvedimenti severi nei confronti di alcune ‘cooperative’ che pagavano una miseria le ‘maschere’ poi passate ‘in affitto’ temporaneo ai musei e persino alla Scala.
Ma il colmo di Milano-Cortina è stata l’offensiva politica – analoga, tra l’altro, all’irritazione manifesta del sindaco Giuseppe Sala quando sente parlare di ‘discontinuità’ nella gestione di Milano – per ribadire che non si può nemmeno osare contestare o denigrare le Olimpiadi, pena finir considerati addirittura degli anti-italiani dai sedicenti patrioti che ci governano. E vaglielo a spiegare che la democrazia è fatta così, prevede che ci sia il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e le proprie idee, anche contro l’Italia. Uno può persino esultare per le medaglie di Federica Brignone o di Arianna Fontana, ma trovare comunque odiosa l’Italia delle tasse pagate sempre soprattutto da lavoratori e pensionati, ai quali si rapinano le montagne di soldi che vengono poi magari scialacquati per un Olimpiade o per un Ponte.
Come diceva de Coubertin, i Giochi Olimpici sarebbero ‘la celebrazione quadriennale della primavera dell’umanità’. Dev’esserci una qualche confusione sulla stagione, o sul concetto di umanità, se proprio adesso – con il plauso dell’Europa delle anime belle, riarmista e opportunista – il governo italiano vara un’ulteriore stretta contro le Ong, per ricacciare in mare tutti i migranti sulla rotta del Mediterraneo, mentre gli stessi Meloni e Fratelli-coltelli fingono di difendere così a spada tratta l’evento invernale del movimento olimpico, fondato sullo spirito di tolleranza universale e di rispetto dei principi etici fondamentali.
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