Dal certificato di nascita ai manifesti alle sceneggiature, Orson Welles rivive alla Mole
La sagoma di Citizen Kane si affaccia da una balconata che domina l’Aula del Tempio della Mole Antonelliana e il bianco e il nero sostituiscono il viola, il giallo, l’azzurro e i colori saturi tipici dell’estetica degli anni Settanta. Dopo le fotografie patinate di Angelo Frontoni, infatti, il Museo del Cinema torna a ospitare una mostra temporanea dedicata a un genio della cinematografia: “My Name is Orson Welles”.

Da domani al 5 ottobre sulla rampa elicoidale è allestito un percorso che ricostruisce e celebra la vita e la carriera di quello che è stato un artista totale o come descritto da Frédéric Bonnaud, direttore della Cinémathèque française che ha concepito curato l’esposizione, “un uomo dai tanti talenti, fin troppi” e che ha rivoluzionato la storia del cinema.
Sono più di 400 i pezzi in esposizione, alcuni mai usciti da caveau o collezioni private, tanti provenienti dal Fondo Orson Welles del Museo.Tra documenti d’archivio, disegni, manifesti, materiali audiovisivi e installazioni la mostra è suddivisa in cinque aree tematiche che seguono anche un percorso temporale (1915-1939 Wonder Boy; 1941 Quarto Potere; 1942 L’inizio dei guai; 1947-1968 Una star in Europa; 1969-1985 Un re senza regno). C’è il Welles bambino, il Welles audace sperimentatore, il Welles geniale cineasta, ma anche speaker radiofonico, pittore, scenografo, scultore, il Welles profondo conoscitore di Shakespeare, il Welles privato e il passaggio da Hollywood al cinema europeo che lo accolse regalandogli nuove opportunità.

Ci sono il certificato di nascita, diverse pagine di sceneggiature con commenti (tra cui quella di “Quarto Potere”), foto soggetti e manifesti originali. La mostra espone poi per la prima volta le tavole disegnate e colorate da Guido Crepax, dedicate a “La Storia immortale”, racconti di Karen Blixen messi in scena da Welles.
Sugli schermi in tripolina sospesi a 18 metri di altezza intorno all’ascensore panoramico viene proiettata la sequenza più citata nella storia del cinema, la scena degli specchi in “La signora di Shanghai”. Un’altra installazione è dedicata a Rosabella (Rosebud) e immerge il visitatore nell’atmosfera di Quarto Potere mentre la chapelle dedicata al Caffè Torino si trasforma nello studio radiofonico della RKO dal quale Welles nel 1938 aveva spaventato i radioascoltatori con la sua “La guerra dei mondi”.
«Con questa mostra si rinnova il sodalizio con la Cinémathèque française, dopo l’esposizione dedicata a James Cameron – spiega il presidente del Museo del Cinema Enzo Ghigo – Raccontare Orson Welles significa mettere a fuoco un cambio epocale nella settima arte e noi ci impegniamo a farlo con un occhio sempre più attento alle nuove generazioni».

Per il direttore Carlo Chatrian Orson Welles è un’artista che ha ancora molto da dirci: «La libertà e la spregiudicatezza con cui si è mosso tra discipline diverse, attraversando i continenti con quella lucidità di sguardo che solo gli stranieri hanno, lo avvicinano ai giovani nati nel nuovo millennio. Se il cinema per tutto il Novecento ha spinto in direzione del mimetismo del reale, Welles ha percorso la strada opposta, quella dell’illusione, del trucco, della finzione che raggiunge un altro livello di verità. Ringraziamo la Cinémathèque française e il suo direttore, Frédéric Bonnaud, per averci dato l’occasione di far conoscere meglio questo artista totale, dalla sua dimensione politica alle sue numerose sperimentazioni, dalle sue provocazioni teatrali al suo fantastico trasformismo».
Oltre alla mostra è in uscita per La nave di Teseo il romanzo inedito di Orson Welles “Un pezzo grosso”, con la traduzione di Alberto Pezzotta e con i testi di Gianfranco Giagni e Sergio Toffetti. Si tratta di una storia mai pubblicata se non da Gallimard in Francia nel 1953, ma in un’edizione rimaneggiata e diversa da quella autentica in inglese ritrovata nel Fondo Welles del Museo Museo Nazionale del Cinema di Torino. Un testo che ha attirato subito l’attenzione della casa editrice di Elisabetta Sgarbi che lo ha definito «un romanzo di eccezionale attualità» poiché sembra rappresentare la tragicità del tempo presente dominato dall’ambizione.
Per tutta la durata della mostra il Museo del Cinema organizzerà visite guidate dedicate, attività per le scuole e proiezioni al Cinema Massimo come la retrospettiva che dal 2 al 15 aprile dà la possibilità di vedere e rivedere i film realizzati da Orson Welles o che lo hanno visto protagonista.
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