Puglia

Da via Nicolai a via Monte Grappa, a Bari i mercati per strada

C’era un tempo in cui la strada è stata la vera casa dei mercati rionali. Delle lunghe file di bancarelle di frutta, verdura, carne, pesce, ma anche di casalinghi e abbigliamento, sostavano sull’asfalto stradale, nel bel mezzo dei palazzi, e facevano da cornice alla miriade di gente che quotidianamente si faceva largo nelle vie.

Lo storico e principale mercato barese, il più popolare, è quello di via Nicolai, nel cuore del quartiere Libertà: per lunghi decenni ha riempito quotidianamente le strette strade del rione, sino a quando nel 2001 si è trasferito nella struttura che un tempo accoglieva la Manifattura Tabacchi. Un altro mercato storico è stato quello di via Monte Grappa, nel rione Carrassi, spostato nel 2011 nell’area dell’ex Palmiotto, in viale Papa Giovanni XXIII, venendo denominato “Santa Scolastica”. Tra gli altri mercati stradali più popolari, si ricordano quello di corso Mazzini, di via Nizza e della Madonnella, tutti ormai da tempo spostati al coperto.

Ma per molti baresi, il distacco del mercato dall’amata strada è stato abbastanza traumatico: il mercato era diventato un vero punto di aggregazione, un luogo dove incontrare i residenti della zona mentre si fa la spesa, o fermarsi a chiacchierare con il conoscente appena uscito da un portone poco distante da una imponente bancarella di carciofi. Ma anche per i residenti di quella zona, le grida degli ambulanti e il rumore dei famosi “tre ruote” e delle panche di legno, erano diventati ormai il loro risveglio mattutino. Il grande mercato di via Nicolai, chiamato dai baresi “la chiazze”, sembrava infinito ed era disposto su tutta la via, con i pescivendoli che avevano la loro zona all’incrocio con via Sagarriga Visconti, e i salumieri, invece, erano concentrati ad angolo con via Manzoni. E tra inconfondibili richiami come “le cozze tarantine!” e “l’alisce!” (le alici), era solito trovare cartelli in barese, un po’ strampalato: “cipodda”, “patano”, “cim d’col”, rispettivamente cipolla, patate e cavolfiori, descrivevano la fresca merce esposta. Un’esplosione di volti e voci, e di immancabili contrattazioni sul prezzo.

E quando, nel primo pomeriggio, il mercato si svuotava, i ragazzini attendevano con ansia l’autopompa che avrebbe pulito la strada per consentirgli di giocare a calcio. Quando arrivava l’atteso periodo natalizio, invece, si respirava una magica e suggestiva atmosfera del Natale, tra sapori e profumi quasi scomparsi nel tempo: il giorno dell’antivigilia, il mercato restava aperto tutta la notte, fino al 24 pomeriggio, con le bancarelle illuminate a festa tra vasconi di anguille, pesci così vivi che quasi saltavano dai banchi, e un intenso profumo di mandarini e torroni. E per riscaldarsi dal freddo di dicembre si accendevano dei fuochi, sui quali qualcuno appoggiava bucce di agrumi per farne emanare la loro caratteristica essenza, tra massaie con carrelli stracolmi di merce e gruppi che sostavano in mezzo al fiume di gente per anticiparsi gli auguri di Natale, o per elencare il menù festivo, sfidando il forte gelo con l’intenso caldo del cuore.

Ci si dimenticava apposta di comprare qualcosa, pur di andarci. C’era la vita in quei mercati. Oggi i tempi sono cambiati, e di quei mercati, memori di un fascino difficilmente eguagliabile, che hanno visto crescere intere generazioni di baresi, sono rimasti solo bei ricordi e tanta nostalgia del passato.




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