da Vanchiglia parte il progetto pilota per ripensare i controviali – Torino Oggi

Un progetto pilota in corso Regina Margherita entro dicembre 2026, poi l’estensione a tutti i controviali, tour a piedi e in bici nei quartieri, più mezzi pubblici e più ausiliari del traffico. Sono le cinque proposte prioritarie che tredici comitati e associazioni torinesi hanno presentato al sindaco Stefano Lo Russo e all’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta. E il Comune ha già detto di sì al percorso di co-progettazione.
L’incontro dove ha partecipato anche il presidente della Circoscrizione 7 Luca Deri, i coordinatori della Circoscrizione 7 Giuseppe Piras e Marta Sara Inì e il comandante dei vigili della Circoscrizione 7, si è concluso con un impegno: calendario di incontri settimanali con sopralluoghi di viabilità e vigili per arrivare entro fine anno a una misura sperimentale nel controviale di corso Regina, dove poche settimane fa ha perso la vita un bambino investito, con un’attenzione nell’area tra corso San Maurizio e il ponte Regina Margherita. La morte del piccolo Nicolò, a soli 7 anni, lo scorso 22 settembre, ha generato una mobilitazione spontanea: ogni mattina ininterrotamente da tre settimane la ciclabile umana protegge la strada condivisa proprio nel punto dove è avvenuta la tragedia. Dall’iniziativa altamente simbolica – che non ha mai subito stop – ora si prova a passare alla pratica.
A portare il documento sono Comitato Vanchiglia Insieme, FIAB Torino Bike Pride e Bici & Dintorni, Fridays for Future Torino, Giustizia Climatica Ora, Extinction Rebellion, Torino Respira, il Consiglio d’Istituto dell’I.C. Gino Strada, ACMOS, Piedibus Barriera-Aurora, Legambiente Molecola, Toroller collective e Future Parade.
Cosa chiedono i comitati
Il cuore della richiesta è infrastrutturale. I controviali torinesi sono 62 per oltre 82 chilometri, nati per i residenti e la mobilità dolce ma oggi usati come assi di scorrimento alternativi ai viali centrali. Per i firmatari la sola segnaletica non basta più. Servono dissuasori fisici, restringimenti di carreggiata, arredi urbani che obblighino ad abbassare la velocità.
Come ha spiegato Francesca d’Emilio di Torino Bike Pride: “Cinque punti che partono da un progetto pilota in corso Regina e la soluzione tecnica dovrà darla il Comune per rendere il controviale più sicuro,”.
Da qui l’idea del pilota come modello replicabile, da allargare da marzo 2027 agli altri controviali simili, insieme a tour condivisi nei quartieri per rilevare attraversamenti pericolosi, marciapiedi sconnessi, ciclabili interrotte e sosta selvaggia.
I numeri di una città ancora auto-dipendente
Alla base del documento c’è un dato: Torino è prigioniera dell’auto. Nel 2025 il tasso di motorizzazione era di 822 auto ogni mille abitanti secondo MobilitAria 2026, il secondo in Italia, cresciuto del 41,5% dal 2021. A Parigi sono 351, a Bruxelles 316. Oltre 701 mila auto private che occupano quasi 9 milioni di metri quadri solo per la sosta.
E l’emergenza sicurezza: negli ultimi sei anni sulle strade torinesi sono morte tra le 16 e le 31 persone ogni anno.
Lo dicono anche i residenti. Come Lisa, in Vanchiglia da sette anni, che si sposta solo in bici con i figli piccoli: “Non ci sentiamo sicuri, non vogliamo contribuire all’inquinamento ma per farlo dobbiamo essere liberi di poterci spostare su due ruote senza pericoli. La pista ciclabile di lungo Po ci sembra la migliore perché è scollegata dalla strada ed è protetta. Si dovrebbe pensare in modo organico a quartieri più a dimensione di pedone e ciclisti”.
La posizione del Comune
L’amministrazione ha messo sul piatto la disponibilità immediata. Spiega l’assessora Foglietta di aver analizzato un contesto cittadino in cui il ricorso all’auto privata è più frequente che altrove – anche per la forte componente di persone in età anziana – ed esaminato le proposte dei comitati. Da qui la disponibilità ad avviare da subito un percorso di coprogettazione: “Un calendario di incontri settimanali per verificarne la fattibilità, attraverso analisi e sopralluoghi condotti dagli uffici della Viabilità con la polizia locale. L’obiettivo è individuare una misura di messa in sicurezza e moderazione del traffico da attuare in via sperimentale entro la fine del 2026”.
Sul progetto pilota, Foglietta conferma che si ragionerà su obiettivi misurabili e su interventi concreti, come restringimenti di carreggiata ed elementi di arredo urbano per ridurre la velocità. Interventi, ha aggiunto, che “potranno essere finanziati con risorse comunali e risorse europee in arrivo per la mobilità ciclabile”.
Sul nodo politico è intervenuto il coordinatore mobilità della Circoscrizione 7 Piras. Secondo il coordinatore le strade possibili sono pressoché infinite: dal vietare il passaggio a tutti al lasciare tutto com’è, passando per tutte le vie di mezzo che riequilibrano diversamente l’uso dello spazio. La domanda di fondo resta, secondo il coordinatore, “Cosa vogliamo e cosa possiamo fare?”. Un passaggio che però, ha sottolineato, “non si può fare senza i cittadini, sia chi lo vorrebbe diverso sia chi lo vorrebbe com’è adesso, perché è uno scontro vero e in atto sullo spazio pubblico. Non si può togliere tutto, non si può aggiungere tutto, ma qualcosa bisogna fare”.
Diena e Busconi (AVS): “Il momento di cambiare è ora”
Sulla stessa linea l’intervento di Alleanza Verdi e Sinistra. La capogruppo in Comune Sara Diena e il consigliere Emanuele Busconi parlano di apertura positiva da parte del sindaco alle proposte delle associazioni e chiedono di accelerare: per loro il momento di cambiare il sistema della mobilità torinese è adesso.
Servono, dicono, interventi di moderazione del traffico a breve termine per aumentare la sicurezza e tagliare le emissioni delle auto private. Il centrosinistra, sottolineano, è chiamato a farsi promotore di una visione che superi il modello autocentrico e metta in discussione l’attuale organizzazione dello spazio pubblico stradale.
“Di fronte alla grande partecipazione di queste settimane – concludono Diena e Busconi – faremo la nostra parte affinché la trasformazione della città in una prospettiva più sostenibile e a misura di persona trovi ampio spazio nel programma di coalizione”.




